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domenica, 20 gennaio 2008

Pills

Nel momento in cui sto rifiatando, dopo tre anni di lunghe tappe di un percorso di vita, che sembra arrivato alla fine di un nuovo inizio mi trovo di nuovo qui. Anni di apprendimento alla sottile arte del disimparare al conformarsi delle visioni comuni. Cosa quanto mai impervia ed irta di ostacoli e trabocchetti di varia natura umana, con il competere e la competizione che sembrano diventati uno dei tratti più distinguibili dell’agire umano. Pensando all’inutilità del tempo perso ad arrovellarsi sulla natura di alcuni comportamenti collettivi del gregge. Niente di tutto ciò, non ho mai voluto far parte del gregge di pensiero, ho frequentato sia la parrocchia che il partito come si diceva una volta,  con certi valori anche positivi e chiusure mentali tipiche della cultura cattolico-comunista italiana, e non ci si deve sorprendere neanche più di tanto se siamo in questa situazione. Ma la cosa che in questi anni mi ha aiutato posso dire adesso, con più cognizione di causa, è l’esser stato “stare libero” e fare cose che agli altri posson esser sembrate sorprendenti. Libero da imposizioni, di stare in collettività come il “legno ‘torto” della situazione. Stanco però di cercare di dire quello che non puoi spiegare, se non si cambiano le visioni e le prospettive del nostro agire ristretto. Sennò tutto dopo un po' appare scontato e ristretto. Ma così è, se vi pare. Ma continuo a rivendicare il mio stare in disparte per poter vivere la normalità, la vita di tutti i giorni, di questi tempi mi sembra la miglior cosa che uno possa fare. Con l’unica consapevolezza di non voler tornare indietro e di non voler ritornare dove sono già stato. Take a stand. Frase dell'anno 2007: "Siete troppo scontati ...perchè non riuscite ad andare oltre!"

postato da: EXPLOSION99 alle ore 16:46 | link | commenti (9)
categorie: inside, now

Commenti
#1   14 Febbraio 2008 - 18:58
 
ciao, lascio qui... libero ;)
Appello di Batsceba
gli ONI della politica italiana si stanno differenziando: Veltroni corre da solo, Berlusconi in gruppetto con il "popolo delle libertà". non occorre dire nulla. la mia convinzione che questa italietta è popolata da mafiosetti, bulletti e cretinetti è sempre più forte.
e se formassimo un movimento assolutamente libero? senza personaggi trainanti come Grillo ecc. senza protagonismi. senza insomma. se tutti quelli che non si riconoscono in questi politici e in questa italietta andassero a votare scheda nulla, scrivendo tutti una stessa frase? io saprei cosa scrivere, e voi? si accettano proposte. basta una frase, non volgare ma significativa. e chi vuole può unirsi al progetto e far circolare. potremmo essere in tanti. ci proviamo? peace and love anarchista ;)
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#2   26 Febbraio 2008 - 14:52
 
Che dire... UN SUCCESSONE sto blog, eh?!?!
:-)))))))))))))

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#3   14 Marzo 2008 - 10:38
 
Oserei dire: UN BLOG MORTO e defunto!!
Ciaoo
:-)))

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#4   14 Marzo 2008 - 11:44
 
No, è occupato a leggere Thomas Pynchon mentre suona l'ukulele!

;-)
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#5   23 Marzo 2008 - 21:00
 
In realtà non è morto niente!! E' solo che tutte le volte che scrivo qua sopra, dopo un vago senso di fallimento... eheheh
A presto
... da queste parti!! ;)
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#6   31 Marzo 2008 - 10:04
 
Ciao e buon lunedì...
:-)))

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#7   09 Giugno 2008 - 12:03
 
ciao explosion
l'altro giorno, leggendo un anticipatore pensiero di sigmund freud del 1915, pensavo che ancora oggi gran parte della cultura politica rimane ancorata alle due terribili ideologie del secolo breve (qualla fascista e quella comunista).
non so .. per un attimo mi è sembrato assurdo.
mi è sembrato che fosse necessario volare via da lì, come giorgio gaber cantava.
la lunga citazione di freud è questa:
Caducità di Sigmund Freud

Non molto tempo fa, in compagnia di un amico silenzioso e di un poeta già famoso nonostante la sua giovane età, feci una passeggiata in una contrada estiva in piena fioritura. Il poeta ammirava la bellezza della natura intorno a noi ma non ne traeva gioia. Lo turbava il pensiero che tutta quella bellezza era destinata a perire, che col sopraggiungere dell’inverno sarebbe scomparsa: come del resto ogni bellezza umana, come tutto ciò che di bello e nobile gli uomini hanno creato o potranno creare. Tutto ciò che egli avrebbe altrimenti amato e ammirato gli sembrava svilito dalla caducità cui era destinato.

Da un simile precipitare nella transitorietà di tutto ciò che è bello e perfetto sappiamo che possono derivare due diversi moti dell’animo. L’uno porta al tedio universale del giovane poeta, l’altro alla rivolta contro il presunto dato di fatto.

No! è impossibile che tutte queste meraviglie della natura e dell’arte, che le delizie della nostra sensibilità e del mondo esterno debbano veramente finire nel nulla. Crederlo sarebbe troppo insensato e troppo nefando. In un modo o nell’altro devono riuscire a perdurare, sottraendosi a ogni forza distruttiva.

Ma questa esigenza di eternità è troppo chiaramente un risultato del nostro desiderio per poter pretendere a un valore di realtà: ciò che è doloroso può pur essere vero. Io non sapevo decidermi a contestare la caducità del tutto e nemmeno a strappare un’eccezione per ciò che è bello e perfetto. Contestai però al poeta pessimista che la caducità del bello implichi un suo svilimento.

Al contrario, ne aumenta il valore! Il valore della caducità è un valore di rarità nel tempo. La limitazione della possibilità di godimento aumenta il suo pregio. Era incomprensibile, dissi, che il pensiero della caducità del bello dovesse turbare la nostra gioia al riguardo. Quanto alla bellezza della natura, essa ritorna, dopo la distruzione dell’inverno, nell’anno nuovo, e questo ritorno, in rapporto alla durata della nostra vita, lo si può dire un ritorno eterno. Nel corso della nostra esistenza vediamo svanire per sempre la bellezza del corpo e del volto umano, ma questa breve durata aggiunge a tali attrattive un nuovo incanto. Se un fiore fiorisce una sola notte, non per ciò la sua fioritura ci appare meno splendida. E così pure non riuscivo a vedere come la bellezza e la perfezione dell’opera d’arte o della creazione intellettuale dovessero essere svilite dalla loro limitazione temporale. Potrà venire un tempo in cui i quadri e le statue che oggi ammiriamo saranno caduti in pezzi, o una razza umana dopo di noi che non comprenderà più le opere dei nostri poeti e dei nostri pensatori, o addirittura un’epoca geologica in cui ogni forma di vita sulla terra sarà scomparsa: il valore di tutta questa bellezza e perfezione è determinato soltanto dal suo significato per la nostra sensibilità viva, non ha bisogno di sopravviverle e per questo è indipendente dalla durata temporale assoluta.

Mi pareva che queste considerazioni fossero incontestabili, ma mi accorsi che non avevo fatto alcuna impressione né sul poeta né sull’amico. Questo insuccesso mi portò a ritenere che un forte fattore affettivo intervenisse a turbare il loro giudizio; e più tardi credetti di aver individuato questo fattore. Doveva essere stata la ribellione psichica contro il lutto a svilire ai loro occhi il godimento del bello. L’idea che tutta quella bellezza fosse effimera faceva presentire a queste due anime sensibili il lutto per la sua fine; e, poiché l’animo umano rifugge istintivamente da tutto ciò che è doloroso, essi avvertivano nel loro godimento del bello l’interferenza perturbatrice del pensiero della caducità.

Il lutto per la perdita di qualcosa che abbiamo amato o ammirato sembra talmente naturale che il profano non esita a dichiararlo ovvio. Per lo psicologo invece il lutto è un grande enigma, uno di quei fenomeni che non si possono spiegare ma ai quali si riconducono altre cose oscure. Noi reputiamo di possedere una certa quantità di capacità di amare che chiamiamo libido la quale agli inizi del nostro sviluppo è rivolta al nostro stesso Io. In seguito, ma in realtà molto presto, la libido si distoglie dall’Io per dirigersi sugli oggetti, che noi in tal modo accogliamo per così dire nel nostro Io. Se gli oggetti sono distrutti o vanno perduti per noi, la nostra capacità di amare (la libido) torna ad essere libera. Può prendersi altri oggetti come sostituti o tornare provvisoriamente all’Io. Ma perché questo distacco della libido dai suoi oggetti debba essere un processo così doloroso resta per noi un mistero sul quale per il momento non siamo in grado di formulare alcuna ipotesi. Noi vediamo unicamente che la libido si aggrappa ai suoi oggetti e non vuole rinunciare a quelli perduti, neppure quando il loro sostituto è già pronto. Questo è dunque il lutto.

La mia conversazione col poeta era avvenuta nell’estate prima della guerra. Un anno dopo la guerra scoppiò e depredò il mondo delle sue bellezze. E non distrusse soltanto la bellezza dei luoghi in cui passò e le opere d’arte che incontrò sul suo cammino; infranse anche il nostro orgoglio per le conquiste della nostra civiltà, il nostro rispetto per moltissimi pensatori ed artisti, le nostre speranze in un definitivo superamento delle differenze tra popoli e razze. Insozzò la sublime imparzialità della nostra scienza, mise brutalmente a nudo la nostra vita pulsionale, scatenò gli spiriti malvagi che albergano in noi e che credevamo di aver debellato per sempre, grazie all’educazione che i nostri spiriti più eletti ci hanno impartito nel corso dei secoli. Rifece piccola la nostra patria e di nuovo lontano e remoto il resto della terra. Ci depredò di tante cose che avevamo amate e ci mostrò quanto siano effimere molte altre cose che consideravamo durevoli.

Non c’è da stupire se la nostra libido, così impoverita di oggetti, ha investito con intensità tanto maggiore ciò che ci è rimasto; se l’amor di patria, la tenera sollecitudine per il nostro prossimo e la fierezza per ciò che ci accomuna sono diventati d’improvviso più forti. Ma quali altri beni, ora perduti, hanno perso davvero per noi il loro valore, perché si sono dimostrati così precari e incapaci di resistere? A molti di noi sembra così, ma anche qui, ritengo, a torto. Io credo che coloro che la pensano così e sembrano preparati a una rinuncia definitiva perché ciò che è prezioso si è dimostrato perituro, si trovano soltanto in uno stato di lutto per ciò che hanno perduto. Noi sappiamo che il lutto, per doloroso che sia, si estingue spontaneamente. Se ha rinunciato a tutto ciò che è perduto, ciò significa che esso stesso si è consunto e allora la nostra libido è di nuovo libera (nella misura in cui siamo ancora giovani e vitali) di rimpiazzare gli oggetti perduti con nuovi oggetti, se possibile altrettanto o più preziosi ancora. C’è da sperare che le cose non vadano diversamente per le perdite provocate da questa guerra. Una volta superato il lutto si scoprità che la nostra alta considerazione dei beni della civiltà non hanno sofferto per l’esperienza della loro precarietà. Torneremo a ricostruire tutto ciò che la guerra ha distrutto, forse su un fondamento più solido e duraturo di prima.

1915

(da SIGMUND FREUD, Opere. 1915-1917 Volume 8°, BORINGHIERI 1976)
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#8   13 Luglio 2008 - 05:28
 
SI... ma nel frattempo sei "morto"?!! dacci un colpo...
:-)))

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#9   17 Luglio 2008 - 18:31
 
@ Amalteo: Interessante contributo, che naturalmente ho visto con molto ritardo. Mi sembra in effetti molti dei dibattiti inerenti l'evoluzione (???) del dibattito politico italiano, non abbia solo bisogno del sostegno della psicoanalisi...
E comunque le tue riflessioni sono quelle di molti... gli smarrimenti, i dubbi e le delusioni.
In questo momenti ultimi due anni ho comunque trovato qualche ragione in più dedicandomi e vivendo il presente... più che pensare al futuro o al passato. Anche se ho percepito sempre di più che il nostro futuro.. o quello che è tale x noi.. x la "casta" non lo è. Son stanco di vivere di percezioni create da mass media, ho voglia di indignarmi a modo mio, senza l'aiuto di un opinione pubblica moralista ed omertosa. Qui forse non ci stiamo accorgendo che le libertà stanno cambiando i propri confini... e che la verità è come la bellezza, a volte ha bisogno di una ricerca ostinata e personale, portando con sè l'attitudine del pensiero critico e compassionevole.
A presto :)
@ punisher: ehhehehehehe
grazie ;)

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