Trovo strano nel riuscire a dire che nonostante il mondo e la società in cui viviamo non trasmetta quel senso di sicurezza e speranza per il futuro alla mia generazione, quella dei post-ideologici
, quella tra i trenta e i quaranta, quella in cui quando raggiungi l'età in cui è morto Gesù Cristo si dice potresti essere un uomo maturo... e trovo sempre più curioso che anche i luoghi comuni abbiano per me anche dei significati esoterici. Nessuna paranoia o teoria della cospirazione quindi, anzi mi sento di poter dire di essere pure ottimista per il futuro, constatando che quel
qualcosa di nuovo che sta per nascere a Firenze in cui vivo e lavoro, per me non sia poi tanto nuovo e stranamente acquisisco sicurezza e buon umore, nel trovare conferme di quanto il mercato delle idee non sia così fervente, anzi stia diventando solo un continuo decodificare ciò che c'è nell'aria, anche se forse è il dovere di un buon amministratore cercare di fare sintesi, quindi nessuna polemica ma anzi una felicitazione per una mutazione avvenuta e foriera di cose buone per la città. Sulla possibilità di convenire che il sistema istituzionale e democratico del nostro paese si sorregga invece su basi autoritaristich
e e autoreferenzial
i invece non c'è nessun dubbio. Non mi ha appassionato e non mi appassiona la rottura al congresso Ds e neanche tanto quello del nascente Pd e sulla riforma della legge elettorale all'ordine del giorno nell'agenda mediatica quotidiana, tantomeno le metodiche spartitorie sulla scrittura dei nuovi manoscritti di marketing socio-politico.
Quanto alle dichiarazoni di Sergio Cofferati sul Corriere della Sera di ieri in merito alle polemiche all'interno dei Ds di Bologna:
"...le riunioni delle sette non mi preoccupano, io sono sereno per definizione [...] ma non vorrei che questi vizi traghettassero al di là, fino alla nuova formazione [...] Le famiglie, i salotti, le riunioni segrete. Ovvero le regole del Partito autoreferenziale che si sostituisce all'istituzione e decide tutto "; direi solo al caro Sergio che se ha preferito diventare il padre buono della sinistra ora non può lamentarsi di un sistema che non dovrebbe essergli sconosciuto, le guerre tra bande per la conquista di un potere, molte volte effimero, esiste ed è in atto ogni giorno. Al sottoscritto hanno sempre interessato i fatti, o almeno capire come fino ad oggi la società si è sviluppata attraverso fatti legislativi, giuridici ed economici. Cofferati dice di preferire il merito alla fedeltà giustamente, senza indicare però le controindicazio
ni del caso, ognuno nel suo piccolo dovrebbe battersi consapevolmente
affinchè in ogni luogo di lavoro tutto ciò avvenga con chiarezza e trasparenza, sapendo che nella maggior parte dei casi non sia effetivamente così, eppure i cambiamenti, le vere mutazioni genetiche di un
contratto sociale, spesso nel passato sono state realizzate da chi ha "dissentito" da un certo pensiero comune. Chi ne sa più di me può sicuramente contraddirmi, ma spesso come nelle leggi della fisica i cambiamenti hanno bisogno di una
massa critica. Dissentire è la via più lunga e faticosa, meno remunerativa e forse per questo che il bisogno di un riconoscimento materiale ha molto più
appeal di un riconoscimeto morale, ma direi pure che fino ad oggi la classe dirigente si è clonata ed autoriprodotta a sua immagine e somiglianza, talvolta creando dei "mostri", vedi i processi di selezione della classe dirigente della sinistra attuale che preferisce sempre la fedeltà allo spirito d'iniziativa. Naturalmente il tutto stona ancora di più quando nel dibattito sul nuovo Pd e del suo rischio di autoreferenzial
ità, come d'altronde ne vedo altrettanta in quella degli scissionisti di Mussi o di Rifondazione Comunista che sulla capacità di mettere in atto le lezioni di Marx rispetto alle modalità di fare "sintesi" per rappresentare al meglio le lavoratrici e i lavoratori ci sia un notevole difetto di comunicazione, trasparenza e molta confusione sui fini ultimi di queste operazioni, che sanno molto di riciclaggio e voglia di esserci a tutti i costi. Sicuramente in una moderna società basata sul movimento di capitali in un sistema di libero mercato, le attività di lobbying esercitate dalle forze politiche incidono in maniera decisiva sulle dinamiche di distribuzione di ricchezza e di reddito, quanto le battaglie per riscrivere le regole, per nuovi diritti e per un sistema di protezione sociale più consono ad una società che sta invecchiando e con un modello pensionisitco, di welfare e di diritti che renda alle nuove generazioni quello che gli stanno togliendo i padri, a parte la macchina nuova e luccicante, quindi una speranza di futuro reale. Non piace scrivere della storia della sinistra italiana come di una pantomima, perchè non lo è, poi nel dibattito odierno non basterebbe forse riconoscere ciò che serve del passato e ciò che non serve...? In fondo su cosa sono basate le appartenenze? Se non altro che sulla libera aderenza di più individui ad una certa idea comune di società; nel caso della sinistra italiana possiamo dire che coltivare valori di laicità, giustizia, equità, coesione e solidarietà non basta più, soprattutto se il dibattito per rendere più moderno il paese è ancoràto sul passato. Sicuramente questo paese non può vivere in perenne "stato di necessità" e su questo appellarsi per governare un paese, chi si rivolge al passato non vuole cambiamenti e deve far riflettere che alla fine solo in Italia alcune liberalizzazion
i le debba fare la sinistra al governo e da qui ripartire.