E' di questi giorni il tema dell'approvazione della Legge Finanziaria 2007, in cui le varie corporazioni si sono azzuffate per l'assegnazione delle risorse delineate dai tetti di spesa di Padoa Schioppa, della BCE, del Fondo Monetario Internazionale e delle varie banche d'affari italiane ed internazionali.
A margine lo sgretolarsi della Casa delle Libertà, consumatasi proprio nel giorno della manifestazione di Roma, mentre l'UDC in quel di Palermo dava una spallata al partito unico berlusconiano. Nessun piacere di sorta o di parte in queste parole, solo un constatare che l'Italia che non c'è, quella dei poteri forti, quella che non appare nelle prime pagine dei quotidiani, sta insediandosi nelle poltrone dirigiste delle svendite e dei saldi di stato. Prima su tutte Alitalia, ma era già successo con Telecom Italia, Autostrade, in parte su Enel e quasi sicuramente avverrà con Ferrovie dello Stato. Qualcuno si chiederà dove voglio andare a parare?
Intanto, diciamo che sempre a margine dei fatti pubblicizzati in questi giorni sulle prime pagine dei quotidiani e dei vari TG, i poteri forti hanno iniziato a pontificare su quello che c'è da fare. Infatti proprio sabato scorso a Sesto San Giovanni, roccaforte rossa della Milano berlusconiana e leghista, in un seminario organizzato dalla Fondazione Italianieuropei, presenti il Ministro degli Esteri Massimo D'Alema, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta ed il big della finanza italiana a.d. di UniCredit Alessandro Profumo, iniziano a distillarci in piccole dosi lezioni di economia politica e di stategie di sviluppo per le imprese; non possiamo che ringraziare di tanta generosità, il sottoscritto aspettava da tempo che qualcuno iniziasse a sottolineare le dinamiche di questa Italia corporativa, capitalista assistita e familista amorale.
Nel frattempo sui media nazionali imperversa la riuscita della manifestazione del centro-destra e l'avvelenamento delle pseudo-spie al Polonio 210. L'italia dei nani non si merita altro che questo: Tette-Culi e morbose falsità.
Ma sentiamo invece cos'hanno da dirci e quali strategie in comune hanno politici, banchieri e imprenditori. Alessandro Profumo arriva al cuore della questione. "Dietro l'italianità della struttura proprietaria si cerca di nascondere una debolezza di fondo e si vuole evitare il cambiamento. Per regolare gli interessi bisogna andare sempre più verso logiche di mercato e le authority indipendenti devono esercitare la loro funzione sulla base delle leggi e non delle spinte della politica". Sante parole, anche se fino ad oggi non è stato così ed incalza. "Il problema dell'Italia è attrarre gli investimenti, non imporre alle imprese come investire". Come dargli torto, purtroppo per dimostrarsi credibili molte volte le parole e i principi devono essere accompagnate da fatti, atti concreti ed in questo caso anche Profumo non può certo dichiararsi un esempio. Infatti proprio UniCredit nel 2003 si mise di traverso ad una possibile scalata estera di Generali, considerata una delle cattedrali del sistema economico-finanziario italiano insieme a Mediobanca. Quindi, bene la scalata di ABN Amro su Antonveneta, BNP Paribas su BNL e così via. Stessa cosa vale per le grandi imprese italiane che hanno a che fare con dei "monopoli naturali" con profitti assicurati, quindi via alla fusione Autostrade-Abertis e Alitalia sul mercato al miglior offerente, anche se le cose non stanno proprio in questi termini. Infatti un qualsiasi soggetto che volesse acquisire un'impresa come Alitalia dovrebbe essere in possesso di un piano industriale, dovrebbe sapere cos'è un aereo o come funziona il complesso sistema del trasporto aereo, non credete? In questi termini il soggetto con maggior disponibilità di capitali e know-how adeguato per acquisire Alitalia sembra essere Air France-KLM, attenendosi a ciò che dice Profumo; invece appaiono all'orizzonte le cordate AirOne-Banca Intesa e la super cordata De Benedetti- Colaninno-Della Valle. Non faccio nessun ulteriore commento, anche perchè un'amica mi ha fatto notare che leggendomi in questo spazio sente sempre il "morso", allora cerchiamo di fare i cronisti e non i "serpenti avvelenati".
Vediamo come si muovono le authorities che richiamava Profumo. Il presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà ha fatto notare che una fusione Alitalia-AirOne sarebbe restrittiva della concorrenza, quando sappiamo che in Italia il 60% dell'offerta sul mercato di trasporto aereo è già in mano delle compagnie low-cost (Easy Jet e Ryanair su tutte); quindi dove sono le authorities indipendenti? In Italia siamo sempre qui ad arrovellarci sul dubbio amletico della presenza dei capitali esteri, che ci sono già, ma che in realtà vengono prestati ai capitalisti senza capitale per fare utili.
Troppo facile fare utili con i monopoli naturali. Forse mi sbaglierò. La verità è che noi umili cittadini non siamo in grado di contabilizzare la bancarotta del sistema Italia, lo stato non ha più un €uro e gli italiani non vogliono pagare le tasse anzi vogliono eluderle e nello stesso momento vogliono i servizi dallo stato, denunciando che quelli che ci vengono offerti dalle aziende pubbliche sono scadenti. E' vero, purtroppo in Italia a differenza delle altre grandi nazioni europee, le aziende pubbliche non funzionano come dice Profumo perchè sono troppo influenzate dalla politica.
Intanto le grandi banche italiane ed internazionali (Morgan Stanley, Jp Morgan, Mediobanca, Merrill Lynch, Deutsche Bank, Lehmann Brothers, Goldman Sachs, Rothschild, Credit Suisse) fanno la fila per fare da advisor a questi grandi movimenti di capitali. Quindi lo smemorato italiano che vuole eludere le tasse fa il gioco dei capitalisti senza capitale, ha mandato in bancarotta lo stato e non si chiede qual è la ragione per cui i pedaggi in autostrada sono più cari, il servizio di Telecom Italia è più caro e sempre scadente, le città sono oramai collassate dal traffico privato e non si chiede se la crisi in Medio Oriente sia vitale anche per il futuro del nostro benessere in declino.
Nel frattempo Enrico Letta da buon pontiere pontificatore degli equilibri politico-economici propone l'istituzione di una commissione per la Riforma delle Authorities presieduta da Bruno Tabacci (UDC). Ho letto bene? Qualcuno mi aiuti.
Concludo, citando Massimo D'Alema. "Impariamo a guardare alle imprese più che ai proprietari, la sfida, non la precondizione, è che qualcuno abbia la testa in Italia". L'auspicio è che i grandi geometri del potere economico-finanziario-politico non si dimentichino che oltre alle grandi iniezioni di capitali pubblici e privati, che servono per far ripartire lo sviluppo, i profitti e il benessere dei cittadini, sarebbe utile che i soldi investiti una volta tanto riescano a rendere un servizio pubblico erogato al cittadino, utile e di qualità. Per far questo c'è bisogno di una rinnovata etica pubblica, cultura della legalità e delle regole. Con il "grande centro" all'orizzonte si capisce quanto sia difficile governare questo paese.