Qualche giorno fa leggevo nella rete delle reti una specie di decalogo per individuare il grado di serietà e credibilità di un sito pubblicato nella rete. Uno dei requisiti basilari del decalogo viene indicato nella frequenza degli aggiornamenti, cioè dal numero di notizie pubblicato; ammettendo intrinsecamente l'importanza della testata giornalistica che sta dietro al progetto. Da queste semplici deduzioni, questo è uno degli spazi meno credibili della rete, singolo-autoreferenziale, non munito di particolari doti di credibilità. Nessuna redazione, linea o progetto editoriale con nessun finanziatore più o meno occulto. Nessuna voglia di essere riconosciuto dai più. Solo un'eterno bisogno di esternare alcuni punti di vista. Forse solo un mero esercizio di scrittura. Di questi tempi però gli argomenti per sternare sulle cosiddette cose pubbliche non mancano. Stiamo assistendo alla campagna elettorale più virtuale a cui abbiamo mai assistito, incentrata esclusivamente sull'arsenale mediatico del Presidente del Consiglio, che di fatto sta prenotando una nuova professione nel mondo dell'avanspettacolo. Non c'è niente da dire, Silvio Berlusconi sta usando tutte le armi possibili nel campo del marketing prestato alla politica, invettive contro l'avversario su Unipol, giustificazioni improbonibili sulle candidature in quota Mussolini, accusa addirittura i sondaggi comunisti (che lo vedono sconfitto) che vengono pubblicati sul sito del governo , il decreto mille proroghe, la legge elettorale sulla droga (su cui anch'io nella mia autoreferenzialità mi ero già pronuciato), i cartelloni che tappezzano le facciate dei palazzi nelle nostre città, questa volta con slogan che si prendono per il culo da soli "i No Global al Governo, No Grazie!" è bellissimo nella sua insensatezza. Quindi se tutto oramai è diventato televisione, compresa la politica, non ci resta che aspettare in apnea mediatica la fine quasi certa del berlusconismo. Resta solo da capire quali saranno gli equilibri con cui si consumerà la fine di un governo e l'avvicendarsi con un nuovo. La nuova legge elettorale e la cancellazione di una parte della carta costituzionale non aiutano il cambiamento, di fatto ne intralciano il cammino. Nell'esserci abituati a quasi tutto, intanto aspettiamo l'avvicinarsi al 9 Aprile, sempre non ci siano altri coupe-de-theatre da gustarci tranquillamente in poltrona. Nella nostra autoreferenzialità di cittadini.