Ultimamente sedimentando alcune convinzioni su due delle malattie psichiche più diffuse del genere umano quali la “megalomania” e la “schizofrenia”, invischiato com’ero in alcuni tentativi di autoanalisi, che con ambiziosa pretesa di imparzialità, ero convinto di arrivare in qualche maniera ad una catarsi indotta dal sovraccarico di informazioni acquisite.
Immerso tra i mille reticoli delle attenzioni altrui e da quello che di nuovo c’era fuori, ho provato dolore e divertimento nello stesso momento, trovando buffa e divertente la mia fatica, accorgendomi di non essere afflitto da patologie cotanto importanti. Ho semplicemente realizzato che l’opinione altrui o della gente o il concetto che si vuol dare ad essa, nel tempo promossa a nuova corrente di pensiero denominata “gentismo”, deve esistere in quanto tale, non fonte di verità assolute, con gioia del sistema mediatico che negli anni ha elevato questa nuova corrente di pensiero come uno degli strumenti più utili per costruire le cosiddette “pubbliche opinioni”. Infatti, basterebbe analizzare con un po’ di attenzione tutte le rubriche giornalistiche delle Tv a carattere nazionale (Rai, Mediaset, La7), per capire quanto spazio viene dato all’opinione della “gente” su tutta una serie di argomenti (sondaggi politici, legalità, sicurezza, immigrazione ecc...) per poi arrivare al risultato dei referendum sulla procreazione assistita, che è stata la cartina al tornasole della consapevolezza di quanto la “gente”, i cittadini italiani avevano capito dei veri motivi del contendere: Niente. Una conferma, aggiungerei io, perché l’informazione sui quesiti referendari in quel caso è stata a dir poco fuorviante, strumentalizzata all’inverosimile da tutte le parti politiche, eludendo il fine ideale: Informare.
Certo, il disagio che si ha nel constatare che l’opinione pubblica viene costruita sistematicamente utilizzando il cosiddetto “gentismo” come nuovo strumento di produzione delle informazioni (o deformazione) di fatti e rende molto cinici e ostili verso il mondo che ti circonda. Io la definirei solo “strategia del controllo” come “segno dei tempi”, una variabile delle tante con cui si deve fare i conti. E come dice Cìoran: “Chi ama la propria indipendenza deve prestarsi, per salvaguardarla, a qualsiasi turpitudine, deve perfino rischiare, se occorre, l'ignominia”. Forse è così, ma non voglio soffermarmi troppo su teorie troppo auto indulgenti, ma riflettere su se stessi e su quello che hai intorno, i modelli di comportamento che spesse volte impersoniamo condizionati dalla posizione in cui ci troviamo nella scala sociale, può essere un esercizio utile all’apprendimento dei meccanismi sociali sui quali si costruiscono le società moderne. Alcune amiche, mi hanno fatto notare che le mie considerazioni oltre ad essere vere, non bastano a cambiare alcunché se non a rendermi solamente “ostile” verso le persone che considero meno mature di me, perdendomi la bellezza dello stare insieme, "sprecando" la mia "intelligenza" in artificiosi esercizi sociofuffologici. Come non dare ragione all’intelligenza femminile, certo che dichiararsi indipendente e rinchiudersi in una solitudine ostile e rancorosa non mi ha risolto granchè. Purtroppo nella società moderna essere autonomo e indipendente come persona o come soggetto sociale, non è operazione semplice, anzi è quanto mai una questione complicata e impervia per ogni individuo che si vuol cimentare in questo esercizio; anche chi crede di esserlo a volte non lo è, non per colpe proprie o mancanze particolari, ma perché la maggior parte degli individui non ha neanche i minimi requisiti economici – fisico – spazio - temporali per sviluppare una certa capacità intellettiva, per riuscire a guardarsi intorno e capire i cambiamenti che si fanno realtà della nostra società e con questo bagaglio riuscire ad incidere in modo tangibile su di essa. Essere attore sociale indipendente è forse contro le leggi naturali della convivenza sociale, il tutto dipende sempre e comunque dalla scala sociale originale, quindi sarebbe più giusto definirsi attore sociale interdipendente, perché le variabili sono molteplici ed infinite, il tempo per codificare l’enorme flusso di informazioni quotidiane richiede molta, troppa attenzione… proprio per questo ancora non mi sento né carne né pesce, continuamente alla ricerca dei giusti codici…
I’m looking for something different.