I'm dazed and confused... cantava Robert Plant. Tra l'avvento di Benedetto XVI e il governo Berlusconi II non so davvero cosa sia più importante. Nessuno dei due fatti, temo, potrà risolvere né le sorti dell'impero vaticano né la lenta delegittimazione di Silvio Berlusconi come capo del governo. Finito il commercial-conclave conclusosi con il "Sono un umile lavoratore nella vigna di Dio" del nuovo Papa Joseph Ratzinger, ora siamo arrivati alle commercial-dimissioni del Silvio '"unto dal Signore", che sicuramente prima di sancire definitivamente il suo declino ci propinerà una nuovo governo, con qualche ingresso a sorpresa. Ma il mio è un lamento di circostanza, nel senso che questi ultimi fatti accaduti non sembrano altro che rimandare qualcosa... nonostante siano in pieno svolgimento eventi già visti e fors'anche facilmente prevedibili. Qualche giorno fa discutendo su quale successore sarebbe stato più deleterio per la chiesa cattolica io ho risposto senza indugi "Ratzinger!!!". Forse mi confondevo con le mie speranze, che sicuramente per i destini della chiesa si volgevano verso qulacosa di più moderno, ma sappiamo che il mito del "progressismo vaticano" è solo una chimera di "noi umili vagabondi nella cantina di Dio". Niente è perduto, anzi, fa riflettere quanto siano sempre più distanti i sacri rituali vaticani dalla società contemporanea, oppure i rituali istituzionali (Berlusconi è salito al colle, come An e Udc auspicavano) sanciti dalla nostra Costituzione, che per paradosso proprio Lui e i Legaioli vogliono fare a pezzetti, quindi non tutto viene per nuocere. Non ci resta che attendere la prossima puntata quotidiana di questa pantomima conservatrice.