Da qualche tempo a Napoli sta infuriando una feroce guerra di camorra. Non ci crederete ma dieci anni fa (1993/1994) ho vissuto per nove mesi intensamente in questi luoghi incriminati, disperati, brulicanti di fame e confusione, fancazzismo, violenza ed ignoranza. L'interland napoletano è tutto questo, ma anche molto di più. L'università della vita violenta, Scampia, Secondigliano, Volla, Sanità, Ponticelli, Giugliano, Casal di Principe, Castel Volturno, Aversa, Afragola, Acerra, Scafati, Poggiomarino, San Marzano... impossibile dimenticare questi luoghi per un ventenne. Non ho mai giudicato, sono sempre stato in vigile ascolto verso un popolo bello ed affascinante... che trasmette un pezzo di storia fors'anche di un'intera nazione. Trovo strano che pure i media stranieri si stiano interessando in maniera così sensazionalistica di quello che sta accadendo a Napoli, dimenticandosi poi della sua esistenza per un'altra decina di anni. Per me Napoli è solo il campanello di allarme di una situazione più complessa quale quella italiana, già perchè Napoli con l'amministrazione Bassolino ha vissuto anche momenti di riscatto, di ritrovato barlume dello stato, di una sua presenza palpabile quotidianamente, nonostante gli scempi fatti dallo stato e dalle sue istituzioni locali nel passato, gli atti repressivi, l'emarginazione fatta di un vivere sempre 'sotto', dove anche l'architettura ti è ostile, ti sovrasta. Allora non scandalizziamoci se è in corso una guerra per il controllo del mercato della droga. Dimenticandoci sempre di quanto sia stato florido il mercato del sesso attraverso una vera e propria tratta delle 'nere', il mercato nero... Tutto il mondo è paese, i ghetti fisici e culturali vengono appositamente creati per reprimere, per controllare e per uccidere. Sarebbe utile invece pensare come uscire da una situazione del genere, a come dare corpo anche a proposte fatte dalle amministrazioni passate, al ripristino architettonico-urbanistico e soprattutto sociale, culturale ed economico. E' qui che è venuto a mancare lo stato, temo. Le proposte ci sono state, ma non hanno avuto risposta. Sembra un sogno realizzabile solo attraverso l'apporto delle generazioni future, è vero, ma se pensiamo di sconfiggere la malavita combattendo solo il mercato delle sigarette di contrabbando, come sbandierava qualche settimana fa il sottosegretario all'interno Alfredo Mantovano, credo che siano solo specchietti per le allodole mediatiche. La verità è che il continuo impoverimento delle casse dello stato non è altro che un disegno reazionario e rivoltante di sottomissione e controllo. Intanto condoniamo l'impossibile, mangiamo meno, ma consumiamo lo stesso quello che ci vende lo 'spacciatore' Silvio Berlusconi.
(Le insegne luminose attirano gli allocchi. CCCP)