Lunedì, 06 settembre @ 17:21:56 CEST
Da chi è manovrato il sedicente gruppo terroristico "l'esercito islamico dell' Iraq" -jaish al-islamiyah fil Iraq-? Questo gruppo che ha assassinato a tempi di record Enzo Baldoni -notoriamente contrario all'invasione americana dell'Iraq- e ha rivendicato il sequestro dei giornalisti francesi Christian Chesnot e Georges Malbrunot ha nella propria cartella criminale altri sequestri, rapimenti e attentati; tutti atti e atteggiamenti con una fisionomia e natura politica ben precisa.
Cerchiamo una chiave di lettura: appena rapiti i due giornalisti francesi, il premier iracheno Iyad Allawi, notoriamente uomo della CIA, ha sostenuto pubblicamente: "quelli che non combattono con noi, si ritroveranno con dei terroristi". Il premier del "governo indipendente" nominato dall'amministrazione Bush ha continuato in questi termini: " i francesi si facevano l'illusione di poter restare fuori". Parole definite "inaccettabili" dal portavoce del Quai d'Orsay, Cecile Pozzo di Borgo. E' noto che la Francia si è distinta per la netta contrarietà alla guerra americana in Iraq. Il gruppo terroristico, in cambio della liberazione dei giornalisti francesi, ha chiesto la impraticabile -e insignificante per l'Iraq- abolizione della legge sul velo in Francia.
In precedenza il gruppo aveva rapito il console iraniano a Garbala, Fereydoon Jahani chiedendo in cambio la liberazione di 500 prigionieri della guerra Iran-Iraq , prigionieri inesistenti secondo fonti indipendenti internazionali. E' noto che anche l'Iran (come paese e come governo) è stato fortemente contrario all'invasione americana dell'Iraq. Il gruppo distintosi per rivendicazioni maldestre e assassini a tempo di record, ha rivendicato tra l'altro anche l'attentato contro Ahmad Chalabi che ritornava dall'incontro con l'influente leader moderato scita Grande Ayatollah Ali Sistani che si oppone all'occupazione. Chalabi è stato l'uomo del Pentagono ai tempi di Saddam con una paga mensile di 360,000 $. Ma subito dopo la cattura di Saddam, ha assunto posizioni indipendenti chiedendo a chiare lettere la fine dell'occupazione, definendo il ritorno dei ba'athisti -soluzione promossa dalla CIA- come il ritorno dei nazisti.
Chalabi con l'aiuto di cinque contabili indipendenti inglesi aveva avviato una inchiesta sulla gestione delle finanze irachene e sull'operato di Paul Bremer, allora governatore civile dell'Iraq, trovando spostamenti di ingenti somme dalle casse del ministero delle finanze iracheno verso le casse della CPA, gestite dallo stesso Bremer. Allora la CIA, assistita dagli uomini del Ba'ath, ha messo sotto sequestro gli uffici di Chalabi, accusandolo di aver fornito informazioni false sulle armi di distruzione di massa di Saddam e di aver passato informazioni riservate agli ayatollah di Teheran. In seguito, un giudice nominato da Paul Bremer, un certo al-Maleki -sconfessato dal presidente al-Yawar e dallo stesso ministro della giustizia irakeno- ha messo sotto accusa Chalabi per aver distribuito denaro falso.
Prima e dopo la caduta di Saddam si parlava di Chalabi come del premier designato dal Pentagono, ma viste le sue posizioni e dopo la vicenda di Abu Ghraib, per la quale il Pentagono di Rumsfeld è stato considerata responsabile, la CIA ha voluto ed ha potuto imporre un proprio uomo come premier e perciò ha fatto nominare Allawi, mettendo a suo fianco, come ministro della difesa, uno degli uomini più pericolosi e spregiudicati, un certo Hazim al-Sha'alan, versandogli sul conto londinese la somma di 8 milioni di $. Sha'alan è colui che - secondo gli osservatori locali, quel che si percepisce dagli eventi e certe prese di posizione - in realtà gestisce il gruppo terrorista dell' "Esercito islamico dell' Iraq", che non per caso punisce quasi esclusivamente quei paesi - Francia, Iran,… e quei personaggi come l'italiano Enzo Baldoni - che sono stati e sono contro l'invasione americana dell'Iraq.
H.al- Sha'alan, che si è distinto per l'estrema e ingiustificata violenza durante l'assedio del santuario dell' Imam Ali a Najaf, è a capo di una squadra i cui personaggi di punta sono, tra gli altri: :
1- L'ex generale del Ba'ath, Mohammad al-Shahrani, già capo dei servizi e membro della CIA, colui che ai tempi di Saddam voleva organizzare un colpo di stato su ispirazione dell'agenzia di spionaggio americana.
2- Fallah Hasan Naghib, figlio del generale Hasan al-Naghib e attuale ministro dell'interno e membro della CIA.
3- Adnan al-Zorfi il governatore di Najaf, membro della CIA.
Secondo le voci provenienti da Baghdad e dintorni, che circolano nelle capitali medio orientali, Sha'alan e i suoi uomini di punta su ispirazione e indicazioni della CIA, che secondo gli analisti arriverebbero tramite vari intermediari, passano le direttive al "raggruppamento della difesa nazionale" - jamiyyat-e defa' al-vatani- che a sua volta tramite altri intermediari fa arrivare le direttive al gruppo terrorista dell'" Esercito islamico dell'Iraq". al-Sha'alan che proviene da tribù di Khaza'el è stato sconfessato dagli stessi capitribù per aver versato troppo sangue iracheno per servire le forze d'occupazione e costruire un proprio potere.
Lui, che in varie occasioni si è distinto per eccessiva e ingiustificata violenza contro le forze -anche moderate- che si oppongono all'occupazione, ha lo stesso obiettivo di Allawi, il medesimo approccio, gli stessi padrini, soltanto con un ruolo diverso. A quanto pare, visto lo scandalo degli ostaggi francesi, la CIA sembrerebbe adesso aver l'intenzione di trasferire al-Sha'alan e qualcun altro della banda nell'"Oasi di pace" eterna per insabbiare tutto ed evitare che la verità venga a galla.
Mentre i francesi e diversi servizi segreti medio orientali hanno fatto arrivare un preciso messaggio ad al-Sha'alan e suoi uomini: la vita degli ostaggi è legata alla loro stessa vita.
di Mir Mad
Marzio Galeotti
tratto dal sito www.lavoce.info
(1) Il petrolio è e resta una risorsa scarsa.
Come spiegatoci da Harold Hotelling nel 1931 (Cfr. "The Economics of Exhaustible Resources" in Journal of Political Economy), il prezzo di una risorsa esauribile è destinato ad aumentare costantemente nel tempo in funzione della sua crescente scarsità. Questo fatto non è certo di difficile comprensione. Ovviamente non sappiamo quando esattamente le riserve di petrolio si esauriranno, non sappiamo nemmeno quanto ampie esattamente siano, tra accertate e presunte, e su questo punto il dibattito tra pessimisti e ottimisti s’infiamma in tutte le occasioni come in quella attuale. Il punto che va rilevato, tuttavia, e che a nostro modesto parere non è stato ripetuto abbastanza, è che nel medio-lungo periodo il prezzo del petrolio è destinato ad aumentare. Naturalmente, quanto appena detto non implica che l’oro nero, toccati i 50 dollari a barile, non possa scendere. Ciò è possibile, anzi probabile.
(2) Ciò che conta è il prezzo reale del petrolio,
il suo prezzo rapportato al livello generale dei prezzi del paese che lo consuma. Troppo spesso si fanno comparazioni con le quotazioni in dollari di un barile di greggio a prezzi correnti. I livelli di prezzo raggiunti durante il primo shock petrolifero del 1973-74, fatti i debiti calcoli, equivalgono ad un prezzo oggi di circa 80 dollari, ben lontano dunque dalle quotazioni attuali. Ancora più elevato in termini reali era stato il prezzo del greggio durante la seconda crisi petrolifera, quella della guerra Iran-Iraq del 1979-81. Quindi i prezzi attuali non sono affatto senza precedenti, come scritto da alcuni.
(3) L’impatto degli aumenti del prezzo del petrolio su inflazione e crescita economica,
si potrebbe riassumere nel seguente adagio: l’aumento del prezzo del petrolio fa molto male all’economia, la discesa del prezzo fa bene, ma non molto. Su questo si leggono in questi giorni molti numeri in libertà sull’impatto. Ad esempio, il sottosegretario all’Economia Gianluigi Magri ha parlato di una riduzione del Pil dello 0,3%, mentre il suo collega, Giuseppe Vegas ha posto l'accento, sulla base presumiamo, delle stesse informazioni possedute da Magri, che i pericoli per la crescita sarebbero minimi. Quel che conta rilevare è che sembra esserci un’asimmetria negli effetti che variazioni del prezzo del greggio hanno sul PIL. Diversi studi, nella maggior parte riguardanti gli Stati Uniti, ma anche altri paesi, Italia inclusa, documentano che l’impatto negativo (sul reddito) di un aumento di prezzo del petrolio è quantitativamente più consistente dell’impatto positivo di un’analoga riduzione di prezzo. Questa è una nota non piacevole ma importante per comprendere meglio i meccanismi che legano le grandezze economiche in questione e soprattutto per informare nel miglior modo le politiche a riguardo. Un altro importante caso di (ampiamente) documentata asimmetria è quella che contrappone il prezzo del greggio a quello dei carburanti, a cominciare dalla benzina. Di questo aspetto i giornali si sono regolarmente occupati.
(4) La relazione negativa tra crescita economica e prezzo del petrolio
(basso prezzo del greggio = elevata crescita, prezzo elevato = crescita ridotta) è destinata a perdurare. Ciò avverrà fino a quando le modalità di produzione e consumo saranno basate sull’impiego dei combustibili fossili, petrolio in primis, che li rende beni necessari. L’affrancamento dello sviluppo economico dal petrolio si avrà solo con il risparmio energetico e soprattutto con la diversificazione verso fonti energetiche alternative. Ma quel momento oggi appare ancora molto lontano.
(5) L’ambiente e la crescita del prezzo del greggio.
In termini di minori emissioni di gas serra quali il CO2 il primo shock petrolifero ha fatto più di tutti gli altri provvedimenti e comportamenti "virtuosi" che si sono susseguiti da allora. L’aumento del prezzo del petrolio svolge lo stesso ruolo di una tassa ambientale che ha lo scopo di contenere le emissioni dannose. Allora forse l’altra faccia della medaglia di questi aumenti di prezzo sarà una reazione favorevole all’ambiente: forse è una magra consolazione ma è un aspetto da non dimenticare. Qui confessiamo di avere sentimenti misti di fronte alla notizia che la Cina, così vorace d’energia in questi tempi, diminuirà la sua domanda di greggio: la Cina ha, infatti, deciso di costruire nuove centrali elettriche per una produzione pari a quella dell’intera Gran Bretagna, ma saranno centrali a carbone, che non è petrolio ma è notoriamente il più inquinante delle fonti fossili.
(6) Perché ridurre le imposte?
Allo stesso modo della tassa, pagare di più il petrolio fa sì che chi inquina percepisca il costo della sua attività (ne "internalizzi" il costo). In questa cornice va valutata la proposta di intervenire sulle accise per mantenere il prezzo dell’energia, e dei carburanti in particolare, allo stesso livello antecedente l’aumento. In realtà, nel settore dei trasporti il maggiore prezzo del carburante serve a far pagare l’inquinamento ed il congestionamento del traffico proprio ai responsabili di tali effetti. Ancorché al margine, l’aumento del prezzo di benzina e gasolio dovrebbe contribuire a spostare sul traffico ferroviario parte dello scambio delle merci e ad adottare modalità più efficienti di trasporto delle persone abolendo, ad esempio, i viaggi meno necessari. E ciò con buona pace delle associazioni dei consumatori.