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martedì, 29 giugno 2004

RIVOLUZIONI e TEMPO NOMADE

Oggi sono a casa a godermi la festività di S. Pietro e Paolo, già dovete sapere che l'azienda per cui lavoro (ndr) con il nuovo contratto di lavoro ha previsto che i propri dipendenti usufruiscano della festività del Patrono della città di Roma (semplice no? la Sede legale é situata nella capitale), bensì della festività della città o del paese in cui uno svolge la propria attività lavorativa... Vabbè, ma in che cazzo di azienda lavori con tutte queste festività romane, tutele e privilegi... direbbe qualcuno... Bah, se uno prova a pensarci su, scoprirà che non é poi tanto difficile.... Qualcuno mi ha fatto notare che un blog come questo ha poco senso di esistere, perché in effetti non é un vero e proprio blogghe!!! Allora cos'é?? Mah, io lo definirei 'la mia finestra sul mondo', un 'media personale' in cui anche tramite scritti di altri posso trasmettere la mia(e) idea(e) sul mondo che ci circonda. Già, circondati ed inondati sempre di più da 'notizie' senza senso, dove la televisione e tutti i mezzi di comunicazione istituzionali(almeno in Italia) ti fanno ammosciare i coglioni, e in questo momento per me é l'unico (non) luogo dove ci si può sentire liberi di dire e comunicare.... Pensiamoci bene! Tutto il nostro bagaglio culturale e di conoscenze, oggi, nel 2004 da cos'é delineato se non dai grandi mezzi di comunicazione di massa?? Io non ho assolutamente voglia di piegarmi anche ad una sola ipotesi di 'pensiero unico'. Troppa politica? Non direi, anche se é vero che fa parte della mia vita e del mio lavoro... Allora, io non credo di avere la verità in tasca, ma se cominciamo a pensare a quanti uomini e donne, dalla notte dei tempi, hanno detto delle piccole ma preziose verità...beh avrete la mia stima incondizionata... e non sto parlando di nessuna Rivoluzione o di cambiare il mondo...ma di cambiare se stessi!! Già questa sarebbe la Rivoluzione dei nostri tempi....Ho passato oramai la fase della vita in cui si tiene un diario personale, dove si annota tutto... ma poi con quale finalità? Se é personale non puoi sentire l'esigenza di farlo leggere agli altri.... E' vero allora che quando pubblichi un blogghe senti l'esigenza di comunicare qualcosa... qualsiasi cosa... le tue riflessioni, le incazzature, gli amori, le passioni.... i cazzeggiing vari...no? Intriso da un 'sano narcisismo', il tutto condito da un 'egocentrismo' ed un'esibizionismo' da paura. All dolce Sgruf0letta (l'unica ad aver lasciato dei post su explosion99) e a tutti gli altri, star apprezata del weblogging, dico che ognuno é quello che é... e cioé la risultante delle esperienze che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo, dei nostri genitori, della scuola, dell'intelletto... del lavoro che riusciamo a trovare... e dei soldi che ci troviamo in tasca in ogni momento della nosta vita, é con questo che dobbiamo fare i conti. Tutti questi webloggers Poeti o Filosofi da quattro soldi che, distillano pillole quotidiane di non so che... possono essere utili...sicuramenete danno luogo a tanti bisogni... comunicano tra di sè, più o meno inconsapevoli, incentrati sul propio ego smisurato, con il nascosto desiderio che tutto quello provano e raccontano abbia un importanza non solo per sè, ma anche per gli altri. Penso che cmq tener sù un piccolo luogo di scambio come questo sia un tentativo, maldestro ed incerto, ma pur sempre un tentativo d'essere un "nomade psichico", seduto comodamente davanti ad un pc... guardando il mondo dalla tua finestra. Per cui ad ognuno il suo tempo ed il suo luogo.

postato da: EXPLOSION99 alle ore 15:04 | link | commenti (1)
categorie: varie

Monopolisation of the electronic media and possible abuse of power in Italy

Consiglio d'Europa: richiamo all'Italia

Assemblea parlamentare

Risoluzione 24 giugno 2004, n. 1387 (2004)

Monopolisation of the electronic media
and possible abuse of power in Italy


1. Italy is a founding member of the Council of Europe and strongly supports
the ideals for which it stands. The Assembly is therefore concerned by the
concentration of political, commercial and media power in the hands of one
person, Prime Minister Silvio Berlusconi.

2. The Parliamentary Assembly cannot accept that this anomaly be minimised
on the grounds that it only poses a potential problem. A democracy is judged
not only by its day-to-day operations but by the principles the country
upholds to its own citizens and internationally. The Assembly recalls that,
in accordance with Article 10 of the Convention for the Protection of Human
Rights and Fundamental Freedoms and the case-law of the European Court of
Human Rights, states are under a duty to protect and, when necessary, take
positive measures to safeguard and promote media pluralism.

3. The Assembly deplores the fact that several consecutive Italian
governments since 1994 have failed to resolve the problem of conflict of
interest and that appropriate legislation has not yet been adopted by the
present Parliament. It disagrees that the leading principle of the Frattini
Bill currently under consideration - that only managers, not owners, should
be held responsible - provides a genuine and comprehensive solution of the
conflict of interest concerning Mr Berlusconi.

4. Through Mediaset, Italy's main commercial communications and broadcasting
group and one of the largest in the world, Mr Berlusconi owns about half of
the nation-wide broadcasting in the country. His role as Head of Government
puts him also in a position to influence indirectly the public broadcasting
organisation RAI which is Mediaset's main competitor. As Mediaset and RAI
command together about 90% of the television audience and over three
quarters of resources in the sector, Mr Berlusconi therefore has an
unprecedented control over the most powerful medium in Italy.

5. This "duopoly" in the television market is in itself an anomaly from an
anti-trust perspective. The status quo has been preserved even though
provisions affecting media pluralism in the legislation have twice been
declared anticonstitutional and the competent authorities have established
the dominant positions of RAI and the three TV commercial channels of
Mediaset. An illustration of this situation has been a recent decree of the
Prime Minister, approved by Parliament, which allowed the third channel of
RAI and Mediaset's Retequattro to continue their operation in violation of
the existing anti-trust limits until the adoption of new legislation.
Competition in the media sector is further distorted by the fact that the
advertising company of Mediaset, Publitalia '80, has a dominant position in
TV advertising. The Assembly deplores the continued exclusion of a potential
national broadcaster, Europa 7, winner of a 1999 government tender to
broadcast on frequencies occupied by Mediaset's Retequattro.

6. The Assembly believes that the newly adopted law on the reform of the
broadcasting sector ("Gasparri Law") may not effectively guarantee greater
pluralism simply through the multiplication of TV channels in the course of
digitalisation. At the same time it manifestly allows Mediaset to expand
even further as it leaves the possibility of market players to have monopoly
in a given sector without ever reaching the anti-trust limit in the overall
Integrated System of Communications (SIC). The Assembly notes that because
of these concerns, the previous version of the law was opposed by the
President of the Republic.

7. The Assembly is particularly concerned by the situation of RAI, which is
contrary to the principles of independence laid down in Assembly
Recommendation 1641 (2004) on public service broadcasting. RAI has always
been a mirror of the political system of the country and the internal
pluralism has moved from the proportionate representation of the dominant
political ideologies in the past to the "winner takes all" reflection of the
present political set up. The Assembly notes with concern the resignations
of the Chairperson of RAI and of one of the most popular journalists in
protest over the lack of balanced political representation in the Council of
Administration and over political influence on RAI's programming.

8. While the printed media in Italy has traditionally provided greater
pluralism and political balance than the broadcasting sector, most Italians
receive their news through the medium of television. The high cost of
newspaper advertising relative to TV advertising is having a damaging effect
on the printed media in Italy. However, the Assembly wishes to record its
approval of Government measures to help small- and medium-sized newspapers
and other measures to boost newspaper readership.

9. The Assembly is extremely concerned that the negative image that Italy is
portraying internationally because of the conflict of interest concerning Mr
Berlusconi could hamper the efforts of the Council of Europe in promoting
independent and unbiased media in the new democracies. It considers that
Italy, as one of the strongest contributors to the functioning of the
Organisation, has a particular responsibility in this respect.

10. The Assembly points out that several international bodies, such as the
OSCE representative on Freedom of the Media and, most recently, the European
Parliament, have expressed concerns similar to its own. It welcomes the
measures for safeguarding media pluralism proposed in the Resolution of the
European Parliament of 22 April 2004 on "risks of violation, in the EU and
especially in Italy, of freedom of expression and information (Article 11(2)
of the Charter of Fundamental Rights)", namely that the protection of media
diversity should become a priority of EU competition law.

11. The Assembly therefore calls on the Italian Parliament to:

i. pass as a matter of urgency a law resolving the conflict of interest
between ownership and control of companies and discharge of public office
and incorporating penalties for cases where there is a conflict of interest
with the discharge of public office at the highest level;

ii. ensure that legislation and other regulatory measures put an end to the
long-standing practice of political interference in the media, taking into
account in particular the Committee of Ministers' Declaration on freedom of
political debate in the media, adopted on 12 February 2004;

iii. amend the Gasparri law in line with the principles set out in Committee
of Ministers Recommendation No. R (99) 1 on measures to promote media
pluralism, in particular by:

a. avoiding the emergence of dominant positions in the relevant markets
within the SIC;

b. including specific measures to bring an end to the current RAI-Mediaset
duopoly;

c. including specific measure to ensure that digitalisation will guarantee
pluralism of content.

12. The Assembly calls on the Italian government to:

i. initiate measures to bring the functioning of RAI in line with Assembly
Recommendation 1641 (2004) on public service broadcasting, with the
declaration of the 4th European Ministerial Conference on Mass Media Policy
in Prague and with Committee of Ministers' Recommendations No. R(96) 10 on
the guarantee of the independence of public service broadcasting and
Rec(2003)9 on measures to promote the democratic and social contribution of
digital broadcasting;

ii. give a positive international example by proposing and supporting
initiatives within the Council of Europe and the European Union promoting
greater media pluralism at European level.

13. The Assembly asks the Venice Commission to provide an opinion on the
compatibility of the Gasparri Law and the Frattini Bill with the standards
of the Council of Europe in the field of freedom of expression and media
pluralism, especially in the light of the case-law of the European Court of
Human Rights.


















































































































































postato da: EXPLOSION99 alle ore 13:58 | link | commenti
categorie: now
lunedì, 28 giugno 2004

La stupidità di Reagan

Christopher Hitchens

http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=6421

Reagan poteva cenare con i grandi della terra, invece mangiava da un vassoio seduto davanti alla tv

Internazionale 543, 10 giugno 2004

Qualche tempo fa mi hanno invitato a fare il guastafeste a una "Settimana per Ronald Reagan" organizzata dal Wabash college, nell'Indiana. Molti dei miei avversari sostenevano che la storia aveva dato ragione a Reagan, mandando in pezzi l'Unione Sovietica: anche qualcuno di noi di sinistra era stato contento di assistere alla fine dell'impero russo e della guerra fredda. Nulla però poteva farmi dimenticare cos'erano stati davvero gli anni di Reagan.

Ronald Reagan una volta disse che in russo non esiste un equivalente della parola "libertà" (invece c'è, è svoboda, ed è un vocabolo ben presente nella letteratura). Reagan sostenne che i missili balistici intercontinentali una volta lanciati potevano essere richiamati. Disse che voleva una difesa antimissile da Guerre stellari, ma poi si mostrava infastidito quando la gente la chiamava appunto "Guerre stellari".

Peccato che avesse concluso il suo discorso sull'argomento con la battuta: "Che la forza sia con voi". Reagan mise in allarme le sue controparti sovietiche affermando che Usa e Urss avrebbero unito le forze contro un'invasione di marziani. Seminò il terrore tra gli elettori parlando a ruota libera della "fine dei tempi" adombrata nella Bibbia. Nello Studio ovale disse a Yitzhak Shamir e a Simon Wiesenthal, in due diverse occasioni, di aver assistito di persona alla liberazione dei campi di sterminio nazisti.

Ma non è ancora finita. Annunciò che il Sudafrica dell'apartheid era stato "al nostro fianco in tutte le guerre che abbiamo combattuto", quando nell'ultima guerra mondiale i dirigenti sudafricani erano stati dalla parte opposta. Permise ad Alexander Haig di autorizzare l'invasione israeliana del Libano nel 1982, lo mise alla porta quando le cose degenerarono con il disastro di Beirut, poi abbandonò di corsa il paese quando fu fatta saltare la caserma dei marines, e infine – incredibile – accusò i democratici di essere "scappati a gambe levate".

Vendette armi pesanti ai mullah iraniani e su questo mentì ripetutamente. Poi stornò i profitti di questo traffico criminale verso il Nicaragua, dove si combatteva una guerra illegale, e anche su questo mentì senza tregua. Lasciò infine che i suoi sottoposti dicessero che era troppo ottuso per capire il nesso tra questi due crimini, entrambi punibili con l'impeachment. A quel punto passò disinvoltamente a sostenere Saddam Hussein contro Teheran.

Potrei andare avanti. Vidi Reagan da vicino una sola volta, quando gli feci una domanda che non gradì: era vero che durante una tribuna elettorale del 1980 il suo staff aveva rubato la cartellina dei documenti al presidente Carter? (Era vero). Il famoso sorrisetto cordiale si trasformò in un ictus di furia senile, e io mi ritrovai faccia a faccia con una lucertola stupida e crudele. La sua risposta fu che forse sì e forse no: ma io che ne pensavo della rivelazione alla stampa dei documenti riservati del Pentagono sulla guerra del Vietnam?

Insomma, metteva sullo stesso piano il furto di documenti presidenziali e la rivelazione al pubblico americano di informazioni fondamentali. L'uomo non era mai a corto di battute da quattro soldi né di falsità che, provocando delle risate, gli servissero a prender tempo.

Un grande poeta ha osservato che la volpe sa tante cose piccole, mentre il porcospino sa una sola cosa grande. Ronald Reagan non era né una volpe né un porcospino. Era stupido come una zucca. In qualsiasi sera della settimana avrebbe potuto ospitare a cena i grandi della terra, e invece mangiava quasi sempre da un vassoio, seduto davanti alla tv. Non aveva amici, solo compari. Dai figli non era poi tanto benvoluto. Sua moglie l'aveva conosciuta perché lei aveva bisogno di farsi cancellare da una lista nera maccartista di attori, e lui aveva il potere di farlo. A Washington gli anni passavano e io, trovando già incredibile che un uomo del genere avesse potuto essere un cattivo governatore della California in un anno difficile, non mi capacitavo di come un paese tanto forte potesse sorbirsi un presidente così fasullo e anche un po' scemo.

Comunque sia, venne il giorno della visita di Mikhail Gorbaciov a Washington, in cui l'hotel Marriott, che ospitava le conferenze stampa del vertice, ribattezzò il suo ristorante "Glasnost Café". Sul marciapiede, alcuni manifestanti accusavano Reagan di arrendersi ai sovietici. Io passavo il tempo con i miei amici a chiedermi se fosse vero. Molti di quei miei amici avevano un quoziente intellettivo doppio del mio, vale a dire sei volte superiore a quello dell'allora capo dell'esecutivo. Tutte persone che avrebbero fortemente desiderato vedere Jimmy Carter o Walter Mondale seduti al posto di Reagan quando l'Urss aveva gettato la spugna; che avrebbero preferito che di guardia ci fosse stato Dukakis quando Saddam Hussein aveva invaso il Kuwait.

Da allora non ho smesso di interrogarmi non solo sull'idiozia della politica americana, ma anche sul bisogno di tanti intellettuali statunitensi di provare la loro furbizia dimostrando di essere più svegli dell'ultimo idiota al potere. O comunque dell'ultimo repubblicano.




















postato da: EXPLOSION99 alle ore 03:03 | link | commenti (4)
categorie: politica
domenica, 27 giugno 2004

TIMOTHY LEARY INTERVISTA WILLIAM S. BURROUGHS


burroughslearya.jpgburroughslearyb.jpgTimothy Leary: Vuoi fare questa cosa, William?

William S. Burroughs: Perché no?

TL: Il primo tema è l’immortalità. Sai, io ho fatto la firma per la crionica. Ci hai pensato anche tu, alla crionica?

WSB: Ah... Ci ho pensato, ma no, no, no. Penso che una qualsiasi immortalità fisica sia un passo nella direzione sbagliata. È una questione di separare l’anima - comunque la si voglia chiamare - dal corpo, senza perpetuare il corpo in alcun modo. Ecco: penso che perpetuare il corpo sia comunque un passo nella direzione sbagliata. Gli Egizi facevano le loro mummie, e la conservazione di queste era indispensabile alla loro immortalità. Penso che bisogna allontanarsi dal corpo, più che cercare di entrarci.

TL: Perché non avere a disposizione l’opzione di fare saltare, prontamente, la coscienza di nuovo dentro il corpo? Sai, gli Egizi sono davvero interessanti; io vedo le loro tombe, in fondo, come capsule di rianimazione.

WSB: Ecco precisamente...

TL: Si servivano della scienza più avanzata dei loro tempi. Ho lavorato negli ultimi tempi con degli scienziati in un nuovo campo che si chiama bio-antropologia. Nel corso di venticinque secoli ci sono state quattro ondate di predatori di tombe. La prima ondata ha preso l’oro, la seconda i tesori artistici, poi sono arrivati i Britannici e i Francesi. Tutti questi saccheggiatori hanno preso le fasciature, intrise di sangue essiccato, e le hanno gettate in un angolo. Ma ora i microbiologi possono estrarre il Dna dai resti biologici. Così il progetto egizio ha addirittura funzionato: tra dieci anni saremo in grado di clonare i faraoni! Certo, c’è il problema che non avrebbero i loro ricordi. Ma ecco perché hanno compreso anche il software, sotto forma di gioielli e altri artefatti. Lo trovo ammirevole.
burroughsleary.jpgIl tuo libro sulle Terre d’occidente [The Western Lands] mi ha affascinato. L’ho letto e riletto, e cito abbastanza spesso le tue parole nei miei scritti sulla crionica.
E cosa mi dici delle possibilità postbiologiche? Moravek eccetera. Lui dice che puoi scaricare il contenuto del cervello umano e inserirlo nei computer, e costruire un nuovo corpo con software-antenna simili a spazzole...

WSB: Certo, certo.

TL: E il linguaggio come virus, Michel Foucault?

WSB: È ovvio come il linguaggio sia un virus, perché dipende dalla replicazione. Quali altri discorsi ponderosi abbiamo?

TL: I tuoi dipinti di ogni genere... certo, Brion Gysin era sempre quello che faceva il pittore.

WSB: Vedi non avrei mai potuto cominciare a dipingere sul serio se non dopo la morte di Brion Gysin. Non avrei mai potuto fargli concorrenza. Ma ora ci ho guadagnato più quattrini di quanti ne abbia guadagnato lui in tutta la sua vita.

TL: Probabilmente hai guadagnato di più con i dipinti che con i libri, vero? WSB: Mi ha tirato fuori da un abisso finanziario. Mi posso comprare le pistole ad acciarino.

TL: Ben per te. È un modo più facile di fare soldi che non correndo in giro a fare conferenze e a tenere dibattiti su G. Gordon Liddy.

WSB: Adoro le pistole ad acciarino.

TL: E cosa ne pensi, di Liddy? Sai che ci va matto per le armi da fuoco.

WSB: Sì, lo so. E io delle armi ne so quanto lui.

TL: Passiamo all’isterismo della Guerra contro la Droga.

WSB: Oh, ascolta un po’. Solo un paio di ideuzze, una cosa che nessuno ha preso in considerazione, come il semplice fatto che prima della legge sugli stupefacenti [Harrison Narcotics Act] del 1914, queste droghe si vendevano liberamente senza ricetta.

TL: Oppio, cocaina?

WSB: Oppio, cocaina, morfina, eroina. Venduti come farmaci da banco. Ebbene, erano quelli i giorni che i conservatori rievocano come «I bei tempi passati». L’America era in crisi? Certo che no. E come funzionava bene il sistema inglese, fino a quando l’American Brain Commission è andata a convincerli a non farlo più. Quando io ero lì nel 1967 e ho fatto la cura con l’apomorfina con il dottor Dent, c’erano circa 600 tossicomani nel Regno Unito, tutti registrati e conosciuti perché potevano ottenere la loro eroina in modo del tutto legale - e anche la cocaina e la tintura di cannabis. Ora che l’hanno reso impossibile, e i medici non possono prescrivere per i tossicomani, Dio solo sa quanti tossicomani ci sono; e Dio sa quanti poliziotti della squadra narcotici.

TL: Una volta mi sono fatto di eroina a Londra con R. D. Laing. Ronnie mi ha mandato dal farmacista e mi ha fatto lui la pera a casa di Alex Trocchi. Ti ricordi di Trocchi?

WSB: Lo conoscevo bene.

TL: La Svizzera è interessante. A Zurigo e altrove hanno parchi e altri posti dove i tossici possono andare. L’atteggiamento è umanistico: «Siamo tutti una famiglia, siamo Svizzeri. E se i nostri tossici debbono farsi, noi forniamo siringhe pulite». Non c’è criminalizzazione.

WSB: Mi ricordo una volta che ero in Olanda in un posto dove avevano siringhe e macchinette: ci mettevi una moneta e usciva una spada.

TL: Ago-mat.

WSB: Agomat! Pensa alla storia, al fatto storico che per anni non esisteva un problema dell’eroina britannico. Il sistema funzionava molto bene.

TL: Be’, il problema è dovuto ai puritani, moralisti alla Cromwell che negli ultimi cent’anni hanno imposto sull’America e sull’Inghilterra le loro nevrosi del cazzo. Ogni tipo di idea, o la stessa idea che l’individuo abbia il diritto di andare alla ricerca della felicità, basta pensare così e subito ti stanno dietro. In fondo è una cosa da Inquisizione, religiosa. Ne dò la colpa ai puritani.

WSB: Be’, forse sì. Ma cioè... non sono del tutto d’accordo con questa osservazione. Fondamentale è il modo in cui si crea un desiderio, una necessità nella loro mente, di controllare l’intera popolazione. Ma hai sentito certe statistiche? I sondaggi mostrano come metà di quelli che si diplomano al liceo non erano in grado di trovare il Vietnam sulla carta geografica e non sapevano che da quelle parti avevamo combattuto e perduto una guerra! Quando si tratta della II Guerra mondiale, lascia perdere. Mai sentito parlare di Churchill, non sapevano dov’è la Francia. L’unico che avevano sentito nominare era Hitler.

TL: Costumistica! Aveva i costumi migliori, ecco perché.

WSB: Poi c’era un otto per cento che non era in grado di trovare gli Stati Uniti su una carta geografica. È assolutamente scioccante. E senti questo. Metà degli intervistati - si tratta di un sondaggio sessuale - pensava che il rapporto anale potesse produrre l’Aids, anche se nessuno dei due partecipanti fosse infetto dal virus dell’Aids.
L’Immacolata Concezione!

TL: L’Immacolata Infezione!

WSB: Ma si può immaginare una scemenza del genere? Una tale mancanza di logica. Metà degli intervistati!!

TL: Voglio dire ancora una sola cosa, William. Tu sei con me ogni giorno. Parlo continuamente di te; ho imparato tanto da te e insieme a te. E ci tornerò.

WSB: E anche io penso spesso a te.










































































postato da: EXPLOSION99 alle ore 22:03 | link | commenti
categorie: culture

William S. Burroughs: autobiografia

di William S. Burroughs

William Seward Burroughs è nato a St. Louis il 5 febbraio 1914.


burroughs3.gifDa bambino volevo diventare scrittore perché gli scrittori sono ricchi e famosi. I miei scrittori preferiti - Graham Green, Richard Hughes, Joseph Conrad, Raymond Chandler - hanno vagabondato per Singapore e Rangoon fumando oppio vestiti di una tunica di seta gialla. Hanno sniffato cocaina a Mayfair e si sono addentrati in paludi proibite, seguiti da un fedele servitore indigeno, hanno vissuto nei quartieri popolari di Tangeri fumando hashish, accarezzando una piccola gazzella.

1926-1929: frequenta la John Burroughs School, poi la Ranch School di Los Alamos, New Mexico.

I miei genitori decisero di trasferirsi in periferia per allontanarsi dalla gente. Comprarono una grande casa circondata da un parco con un laghetto, e poi c'era un bosco dove invece che ratti c'erano scoiattoli. Vissero sotto la loro campana di vetro, nello splendido giardino, lontani dal contatto con la città [ ... ] Andavo sempre a sparare ai polli e ai conigli con la mia calibro 22 [ ... ] Le pistole sono una parte della mia vita, ci sono cresciuto in mezzo [ ... ] In una esplosione mi sono fatto saltare una mano [ ... ] ho perso un dito, avevo perso quasi tutta la mano, ma avevo un bravo chirurgo. È stato un prodotto chimico, avevo quattordici anni, era quel gioco chiamato “piccolo chimico” Non ricordo se ho visto il dito staccarsi.
Quando arrivai all'ospedale il dolore era così forte che hanno dovuto darmi una dose di eroina da adulti. Da allora ho cominciato ad essere un drogato, ah, ah, ah!
Scrivevo western a quei tempi, storie di gangsters e case stregate. Ero proprio sicuro di diventare scrittore [ ... ] la mia prima prova letteraria si intitolava L'autobiografia di un Lupo. Tutti ridevano e mi dicevano “Vorrai dire biografia”. No, volevo proprio intendere autobiografia. Scrissi anche una cosa intitolata Carl Cranbury in Egitto non riuscì mai a decollare [ ... ] Carl giace sulla pagina ingiallita, la mano ad un palmo dalla sua automatica di acciaio bluastro.
Mi presi una cotta per uno dei ragazzi di Los Alamos, tenni un diario di questa relazione che mi impedì di scrivere per molti anni. Anche ora arrossisco a ricordarne il contenuto. Durante le vacanze di Pasqua del secondo anno convinsi i miei genitori a tenermi a casa, così tutta la mia roba mi fu spedita. Rabbrividivo al pensiero che i ragazzi potevano aver trovato il diario e che se lo stavano leggendo ad alta voce tra loro. Quando arrivò la mia roba, cercai il diario e lo distrussi senza neanche degnarlo di uno sguardo.
Queer, un mio romanzo ancora inedito che ho scritto quasi contemporaneamente a Junkie che fu invece pubblicato nel 1953, tratta di due o tre relazioni omosessuali che ho avuto in quegli anni. E troppo sentimentale, anche se allora mi dissero che se l'avessi pubblicato mi avrebbero sbattuto in prigione. Oggi mi dicono che dato il clima che c'è negli Stati Uniti per via dei Gay Power, il libro sarebbe un best-seller.
In quegli anni l'omosessualità era veramente la cosa più abominevole; poi in tutto il mondo c'è stata questa eccezionale rivoluzione culturale di cui la rivoluzione sessuale è stata la più importante manifestazione, insieme alla droga che in un certo senso è stata costruttiva.

1932-1942: nel 1936 si laurea ad Harvard, Mass., in letteratura inglese: ricerche in archeologia e etnologia.

Dopo la laurea feci un corso di specializzazione in antropologia. Non mi piacque la vita di facoltà [ … ] troppi intrighi, troppi corteggiamenti dei capi. Nel 1937 ero a Vienna. E una vita che mi interesso di droghe, medicine, malattie, la farmacologia è da sempre uno dei miei hobbies. Infatti ho frequentato per un anno la facoltà di medicina a Vienna. Ma gli studi erano troppo lunghi e non ero sicuro che avrei voluto esercitare la professione. Mi sono sempre interessato alle malattie e ai loro sintomi, ai veleni, alle droghe. Sin da quando avevo tredici anni ho cominciato a leggere testi di medicina e farmacologia. Tuttavia la gente malata mi dà sui nervi.
burroughs5.jpgSino al 1937 non c'era una legge federale contro la marijuana, si poteva comprarla nei bazar e nelle sale da biliardo. Erba color porpora. Avevo diciotto anni la prima volta; me la comprai e me la fumai da solo in camera mia. Mi fece sballare da matti, un effetto terribile. Ho cominciato perché mi annoiavo, non avevo niente da fare. Non mi interessava troppo diventare un dirigente di successo, o vivere il tipo di vita per cui ci si prepara ad Harvard.
Ho vissuto un anno a New York, facevo testi per una piccola agenzia di pubblicità; vendevo strani prodotti, un aggeggio per enteroclismi particolari, creme ormoniche per ringiovanire. Ho sempre pensato parecchio alla pubblicità, fanno il mio stesso lavoro: si preoccupano di manipolare esattamente parole e immagini.

1942-1950: viaggi in Sud America e Europa. La droga.

Dopo la pubblicità sono stato per qualche mese sotto le armi. Congedo onorevole, poi i soliti strani lavori dei periodo bellico - barista, deratizzatore, investigatore privato, reporter, fattorino in una fabbrica di munizioni. Poi il Messico. Un luogo sinistro. Ci sono andato con una sovvenzione governativa per studiare i dialetti locali. Scelsi il Messico perché negli Stati Uniti la situazione delle droghe era diventata pesante e ottenere droghe in Messico era molto facile, non dovevo subire nessuna pressione della legge [ ... ] Ci sono stato durante il regime di Aleman. Se si entrava in un bar c'erano almeno quindici persone che portavano la pistola, si ubriacavano e diventavano una minaccia vivente.
Star seduti in un bar, significava essere pronti a rischiare la pelle ogni minuto [ … ] La vita fiori va leva più di un soldo, Anch'io ebbi un incidente con Joan Volmer, mia mogli,. Avevo un revolver che dovevo vendere ad un amico, lo stavo pulendo e partì tiri colpo - la uccise. Venne fuori la storia che volevo colpire una coppa di champagne sulla testa di lei, come Guglielmo Tell. Assurdo e falso. Accadde nel 1949.
burroughs6.jpgNel 1944, dopo essere diventato tossicomane, mi successero un sacco di cose. Vivevo vicino alla Columbia University, è così che conobbi Ginsberg e Kerouac. Stavo con della gente che usava l'eroina; la presi; gli effetti furono gradevoli, continuai a prenderla e diventai tossicomane. L'idea che la tossicomania sia una malattia psicologica mi senibra assolutamente ridicola. Lo è allo stesso modo della malaria: è una questione di esposizione. Si prende qualsiasi droga o sostanza inebriante che faccia un effetto piacevole e che sia disponibile [ ... ] Comunque, ebbi guai con la legge, mi sposai, mi trasferii a New Orleans, poi in Messico. Ho avuto un figlio nel 1947, William Burroughs jr., fa lo scrittore.
Negli Anni Quaranta ripetevo continuamente una frase “Questo è un argomento troppo angosciante per la mia anima”. Erano anni terribili. Cori Allen e Joan ascoltavamo alla radio i discorsi del Presidente Truman. Lei diceva: “Che Presidente è? Ha l'accento di un bottegaio e parla come un bottegaio”. Nessuno in quegli anni osava criticare un presidente per le sue qualità intellettuali. La guerra fredda [ ... ] se volevano la guerra fredda se la dovevano risolvere tra loro, si dovevano mettere in uno stadio e combattersi sbattendosi in faccia calzini puzzolenti [ ... ] anche oggi jimmy Carter e Breznev dovrebbero andare nudi in uno stadio e combattersi a colpi di calzini puzzolenti.
Dopo il Messico sono andato in Colombia, Perù, Equador. Mi interessavano in particolare le regioni arnazzoniche, dove sperimentai lo yage, una droga che affina le capacità parapsicologiche. Così ho scritto le Lettere dallo yage, la mia corrispondenza con Ginsberg.

1950-1960: l'assuefazione, la fine. Londra, disintossicazione, l'apomorfina.

Ho cominciato a scrivere nel 1950, avevo trenta­cinque anni tentavo di descrivere le mie esperienze con l'eroina e i tossiconiani. Allora ne sapevo poco di come si fa a scrivere un romanzo [ ... ] La maggior parte di quelli che conoscevo erano tossicomani di mezza età, se non addirittura vecchi: borsaioli, ladri. li sottobosco, una razza che sii morendo, era uno spettacolo di varietà, un circo. Oggi i tossicomani sono tutti giovanissimi.
Negli Anni Quaranta era Kerouac che continuava a dirmi che dovevo scrivere e fu lui ad intitolare il mio libro Il pasto nudo. Non avevo scritto più nulla da moltissimi anni e non pensavo affatto di essere uno scrittore [ ... ] ci avevo provato, avevo scritto una pagina, rileggerla mi procurava ogni volta una sensazione di fatica e di disgusto, un'avversione per questa attività [ ... ] ma jack insisteva che io avrei scritto Il pasto nudo e sorrideva con quel sorriso particolare di un prete convinto che prima o poi arriverai a Gesù “Non puoi defilarti dallo squadrone di Shakespeare, Bill”. Quando venne a Tangeri nel 1957, avevo deciso di utilizzare il titolo, e gran parte del libro era stata scritta avevo finalmente capito il suo titolo.
Vivevo a Tangeri e trascorrevo tutto il tempo chiuso in una stanzetta a fissarmi gli alluci. Da un mese non mi lavavo, non mi cambiavo d'abito, non mi spogliavo se non il necessario per infilarmi nella pelle secca, fibrosa, grigiastra, un ago.
Stavo morendo. Ero pronto per la fase finale.
Non ne avevo mai abbastanza, trenta grani di morfina al giorno non mi bastavano, quaranta, sessanta grani al giorno e ancora non bastava. Non potevo più pagare [ ... ] me ne stavo là, con l'ultimo assegno tra le mani e d'un tratto mi resi conto che era l'ultimo assegno. Presi il primo aereo per Londra. A quarantacinque anni mi sono svegliato con LA MALATTIA, calmo, sano, relativamente in buona salute [ ... ] l'aspetto di carnagione rosea presa a prestito, tipica di coloro che riescono a sopravvive­re a LA MALATTIA [ ... ] La malattia è la tossico­mania, e io sono stato un tossicomane per quindici anni. La maggior parte dei sopravvissuti non ricor­da i dettagli dei delirio. lo invece sembra che abbia preso note del mio delirio e della malattia, anche se non ricordo esattamente come abbia fatto [ ... ]. Le mie note sono oggi pubblicate come Il pasto nudo e il titolo va letto alla lettera: Naked Lunch è il congelamento dell'attimo in cui chiunque può vedere cosa sta infilzando con la sua forchetta [ ... ] che tutti vedano ciò che c'è su quel lungo cucchiaio fatto di giornali [ ... ] siamo nutriti imboccati quotidianamente di notizie di morte, di esecuzioni, di assassini [ ... ] che tutti vedano con chiarezza attraverso l'inganno che induce in confusioni [...] il lunch al quale si è invitati sarà un banchetto completo di questa totale nuda consapevolezza.
Allen era il mio agente, e portò il libro da Maurice Girodias che aveva una casa editrice a Parigi, la Olympia Press, pubblicava testi inglesi particolarmente difficili. Me lo pubblicò nel 1959. Vivevo a Parigi, avevo incontrato Brion Gysin [ ... ] Credo che sia stato lui quello che mi ha insegnato tutto ciò che so sulla pittura e ciò che significa la pittura. Mi ha detto “Siamo indietro di cinquanta anni con la tecnica della scrittura rispetto a quello che si fa con la pittura”, e poi abbiamo cominciato il cut-up che significa applicare la tecnica dei montaggio che da cinquanta anni si usa in pittura, e come i pittori si stanno sbarazzando delle tele con gli happenings, allo stesso modo, credo, gli scrittori si sbarazzeranno della pagina.

1961-1973: notorietà, viaggi, esperimenti. La solitudine.

Maurice Girodias: “Bill conduceva una vita molto ritirata a Parigi, tiri grigio fantasma di uomo nel suo gabardine da fantasma e un cappello consumato da fantasma, simile al suo manoscritto ammuffito. Con Burroughs era difficilissimo parlare. li suo incredibile viso che pareva una maschera senza età aveva Liti aspetto gelido. Viveva con Gysin e Gysin parlava per lui [ ... ] Dopo Il pasto nudo gli pubblicai un libro ogni sei mesi: La morbida macchina, Il biglietto che è Esploso. Non ho mai avuto conversazioni di carattere editoriale con lui, anzi nessuna conversazione. Penso che scrivesse tanto perché aveva bisogno di pagarsi l'affitto. Aveva davvero bisogno di soldi”.

Mi piacerebbe sfatare per sempre il mito dei milioni di Burroughs, mi ha tormentato per anni. Un intervistatore è arrivato a dire di me “l'ex-tossicomane più ricco del mondo”. In quel momento non avevo neppure mille dollari in banca. Mio nonno, che ha inventato il dispositivo idraulico che fu poi la base su cui poggia la calcolatrice, come molti inventori, ha avuto soltanto una piccola quota dei titoli della compagnia; mio padre negli anni '20 ha venduto la sua parte. Nel 1970, alla morte di mia madre, la mia eredità dei diritti Burroughs è stata di 10.000 dollari. li denaro oggi non mi arriva davvero dalla mia rendita ma dai diritti d'autore e dai readings.

Quando Il pasto nudo cominciò a circolare fu uno shock a doppia circolazione: per la cultura che oggi si chiama “alternativa” e allora si chiamava “underground” fu una rivelazione, cominciò a capire dove sta l'Inferno e cosa davvero vuoi dire. Per la cultura ufficiale fu l'occasione di una lunga polemica, pro e contro di me. Mary McCarty e Norman Mailer nel 1962 al Festival di Edimburgo fecero il mio nome per la prima volta in modo ufficiale, dichiarando che per loro ero il più importante scrittore vivente negli Stati Uniti anche se pochi sapevano della mia esistenza. Poi ci fu la polemica sul TLS che andò avanti per mesi: “sozzura psicopatologica” diceva Dame Edith Sitwell, e anche Victor Gollancz, e altri ancora: “Neurotico sporcaccione”. John Calder, il mio editore inglese, e poi Anthony Burgess e altri mi sostennero. Truman Capote diceva che ero un dattilografo, armato di forbici e carta. Che vuoi dire? [ ... ] io mi interesso deliberatamente di tutta quell'area della coscienza che chiamiamo sogni. Che cos'è un sogno? Una data giustapposizione di parole e di immagini. Ho fatto tantissimi esperimenti con degli album di ritagli. burroughs7.jpgIn un giornale leggo qualcosa che mi richiama qualcos'altro di cui ho scritto: ritaglio la fotografia o l'articolo e lo inserisco nel mio album accanto a quello che io ho scritto. in altre parole, mi interessa vedere come le parole e le immagini circolano lungo linee di associazione molto, molto complesse. Faccio molti esercizi con ciò che chiamo “viaggiare nel tempo”: faccio un viaggio in treno e fotografo ciò che vedo e scrivo le mie impressioni e associazioni, tutto per vedere fino a che grado assoluto riesco a proiettarmi a ritroso nel tempo.

Un uso speciale di parole e fotografie può condurre al silenzio, le fotografie e gli album sono esercizi per dilatare la Coscienza, mi insegnano a pensare in blocchi di associazioni piuttosto che a parole [ ... ] Le parole, così come noi le usiamo, possono intromettersi in quella che io chiamo l'esperienza del non-corpo. E arrivato il momento di pensare abbandonando il corpo. lo punto verso l'esterno per capire tutto ciò che è possibile raggiungere per una totale comprensione dell'ambiente che mi circonda. Ciò che mi interessa è pensare con la voce interiore, in silenzio. Quando si comincia a pensare per immagini, senza parole, allora si è sulla buona strada [ ... ] La condizione senza parole è la tendenza evoluzionistica. Le parole sono strumenti goffi, verranno abbandonate prima che non si pensi. E' qualcosa che avverrà nell'era spaziale. Molti scrittori “seri” rifiutano la tecnologia. Non capisco questo timore [ ... ] L'idea di usare un mezzo meccanico a scopi letterari sembra loro un sacrilegio. Questa è una delle obiezioni al “taglio” [ ... ] una sorta di reverenza superstiziosa verso la parola. Dicono: come si fa a tagliare la parola? Perché non posso farlo?

Brion Gysin, un pittore e poeta americano che ha vissuto in Europa per più di trent'anni, a quanto ne so è stato il primo creatore dei “tagli”. La sua poesia “Minutes to go” fu trasmessa dalla BBC e quindi pubblicata; mi trovavo a Parigi nell'estate dei 1960 dopo la pubblicazione del Pasto nudo, e mi interessarono le possibilità di questa tecnica. Se ci si pensa bene, The Waste Land è stata il primo collage a “taglio” e Tristan Tzara aveva fatto qualcosa nella stessa direzione. Dos Passos ha usato la medesima tecnica nelle sequenze di Camera Eye nella trilogia U.S.A.. Ecco, ebbi la sensazione di aver lavorato nella stessa direzione, vederla messa in opera fu una rivelazione per me.

Nova Express, che ho pubblicato nel 1964, è un “taglio” di molti scrittori: Joyce, Shakespeare, Rimbaud, Jack Stern che nessuno ha mai sentito nominare e Kerouac. Conrad è il mio favorito. Il mio racconto “Svaniscono soltanto” è un “taglio” di Lord Jim, ma c'è anche un'altra tecnica dentro, il fold-in: oltre che tagliare si ripiega il testo. Anche Graham Greene è un altro dei miei favoriti [ ... ] Mi dicono: “Oh benissimo, ma lei l'ha ottenuto facendo dei tagli” Ma che è “scrivere” se non un “taglio”? e poi la macchina va programmata, qualcuno deve fare i tagli. Le selezioni possibili le ho fatte io, di centinaia di parole che avrei potuto usare, ne ho scelto una.
burroughs4.jpgIn Nova Express è implicita una teoria: cioè che quella che noi chiamiamo realtà è in effetti un film, un tipo di film che io definisco biologico. Ora, accade che il movimento clandestino e anche la Polizia Nova, con una irruzione sono penetrati nella camera oscura (la camera grigia) dove vengono sviluppati i film, possono esporre le negative e impedire che gli avvenimenti abbiano luogo. Sono come qualsiasi altra polizia, anche se qui, è vero, la Banda Nova sta per far saltare in aria il pianeta, e allora il Ragazzo del Metallo Pesante chiama la Polizia Nova, cioè [ ... ] la Tecnologia.
Ogni tanto ho la sensazione di ripetermi nel lavoro, mi piacerebbe fare qualcosa di diverso - cambiare stile, deliberatamente.

La macchina morbida, cioè l'occhio umano, fa saltare fuori tanti personaggi che già erano nel Pasto nudo, il dottor Benway, il Marinaio ecc. [ ... ] sono personaggi che acquisteranno forza [ ... ] l'uomo penetrerà sempre più nello spazio, le forme di vita diventeranno incompatibili con le forme esistenti. Per sopravvivere l'umanità dovrà subire alterazioni biologiche ( ... ] dovremo usare la nostra intelligenza per proteggerle e non farle accadere a casaccio [ ... ] l'unica speranza è di sviluppare l'esperienza del non-corpo per sfuggire alla fine del corpo [ ... ] la guerra interplanetaria significa capire queste possibilità [ ... ] i nani della morte sono organismi parassitari che occupano l'ospite umano, come una radio trasmittente, lo dirigono e lo controllano. Ci sono scienziati che dicono che sarà possibile al momento della nascita installare nel cervello un'antenna radio per controllare pensieri, sentimenti, emozioni, anzi ne impedirà l'evoluzione. I “nani della morte” sono armi della Banda Nova che a sua volta tira i fili della Guerra Fredda. La Banda Nova sta usando quel conflitto nel tentativo di far saltare per aria il pianeta, perché se arriviamo al nocciolo della questione di che cosa discutono America e Russia?

Voglio decisamente che quanto dico venga preso alla lettera, perché la gente si renda conto della vera criminalità dei nostri tempi [ ... ] Tutto il mio lavoro è diretto contro coloro che per stupidità o per calcolo si dedicano al progetto di far saltare in aria il pianeta o di renderlo inabitabile. Io mi occupo della esatta manipolazione delle parole e delle immagini per creare un'alterazione nella Coscienza del Lettore [ ... ] lo creo un mondo immaginario nel quale mi piacerebbe vivere.

burroughs8.jpgMiles: “Dal '64 al '66 la produzione di Bill non era commerciale [ ... ] lui attraversava un brutto momento [ ... ] Era molto conosciuto, era parte della swinging London, ma non era presente. Subiva molto il fascino di Brion, un personaggio molto importante nella storia personale di Williani. Non si poteva mettere in discussione ciò che diceva Brion [ ... ] faceva qualsiasi cosa perché glielo aveva detto Brion. Nel 1967 William ricominciò a scrivere, dopo un lungo periodo di esperimenti con il registratore che non avevano prodotto niente di grande. Completò nel '69 Wild Boys, e all'inizio degli anni '70 cominciò a lasciarsi andare, senza produrre nulla. Non voleva aver rapporti con la gente. Era un ex-guru di proposito. Stava sempre con Johnny, hai capito?, per una qualche ragione li chiamava sempre Johnny, era proprio a terra in quel periodo. Era contento di vedere Brion e Anthony Balch [ ... ] L'influenza di Johnny era ambigua, era molto protettivo e tra i due esisteva un forte legame affettivo; però lui gli portava a casa continuamente marchettari e gangsters da due soldi [ ... ] Credo che si accorgesse di non aver scritto niente di importante dopo Nova Express, e che per tutti gli anni che aveva fatto esperimenti con il registratore il mondo letterario si era scordato di lui. Lavorava a vuoto, non aveva contatti; Exterminator! e Port of Saints lo dimostrano”.

1974-1980: il ritorno a casa, la fama riconquistata: The Nova Convention.

Allen, che è un organizzatore, venne a trovarmi a Londra e mi propose un lavoro: il City College a New York cercava uno scrittore per tenere un corso di scrittura creativa, da febbraio a maggio del 1974. Accettai ( ... ] Non so se potrò ancora scrivere [ ... ] James, un mio aiutante, mi organizzò dei poetry readings, non volevo farli, ma poi ho visto che sono andati molto bene, sono molto grato a James [ ... ] Se stai ancora lì dopo la paura, ti viene il coraggio. Se non ci sei, allora sei morto.

Faccio molte prove per i readings. Sono una forma di spettacolo. Bisogna avere diversi modi di comportarsi, devi capire quale sarà il tuo pubblico, infatti ciò che potrebbe andar bene per uno, può rivelarsi un fallimento con un altro.

Ho ricominciato a viaggiare. Io viaggio intuitivamente. Spesso scopro di essere andato da qualche parte solo perché avevo bisogno di una scena da inserire in qualche cosa che avrei scritto dieci anni più tardi. Innanzi tutto sono interessato al problema della sopravvivenza - la cospirazione Nova i criminali Nova e la polizia Nova. Nell'Età Spaziale sarà possibile una nuova mitologia, avremo di nuovo felloni e eroi e le loro trame contro questo Pianeta. li futuro della scrittura è nello Spazio, non nel tempo.

Ho provato molte volte a scrivere un best-seller ma c'è sempre qualcosa che non gira. Non è che non riesco a farlo o che mi commercializzo, è soltanto che non va. Se punti sul pubblico, devi rispettare delle regole [ ... ] non puoi aspettarti che il pubblico sperimenti ciò che non capisce soprattutto non lo devi mettere in imbarazzo.

Ho scritto Le ultime parole di Dutch Schultz in una prosa molto semplice e anche il mio ultimo romanzo Cities of the Red Night ha una prosa molto semplice [ ... ] La storia comincia con l'assassinio di un hippie, e un detective, Snide, è incaricato delle indagini, così viene in contatto con strani ambienti.

Nel dicembre del 1978 ho partecipato alla Nova Convention, un convegno per celebrare la mia opera, c'era anche il film di Il pasto nudo, e c'erano tutti gli scrittori e i registi più importanti, non soltanto americani: l'ha organizzato Allen. Adesso ho un posto al Naropa Institute, a Boulder Colorado; grande, è grande, si spende poco e si lavora tranquilli.

Ho un progetto, acquistare un grande appartamenio e fondare l'Accademia William Burroughs per Ragazzi Ricchi che vogliono imparare a sparare ecc. ecc. Va bene la vita in America adesso, è molto meglio di quanto ti aspetteresti. Sembrava che stesse per diventare uno stato di polizia repressivo, ma non è accaduto. Una delle svolte decisive è stato il “Watergate”. Sai l'America ha di tutto, ci sono contadini e fisici atomici, i loro processi mentali non sono uguali; gli Americani hanno molto poco in comune, hanno meno cose in comune di qualsiasi altro popolo. Ci sono delle profonde differenze tra contesti urbani e contesti rurali; ci sono troppi gruppi e differenze occupazionali.

“Secondo me, la funzione dei poeta è quella di renderci consapevoli di ciò che sappiamo senza rendercene conto. Le idee di Allen Ginsberg, le sue opere, le sue dichiarazioni sul sesso e la droga sono state per molto tempo non condivise, anzi ritenute inaccettabili, ora sono diventate accettabili e rispettate [ ... ] penso che tra dieci o quindici anni AlIeri sarà degno del Premio Nobel” (dal discorso pronunciato in occasione del conferimento a Ginsberg del Gold Medal Literary Award, New York, febbraio 1979).

“Credo che Burroughs dovrebbe avere il Premio Nobel. Genét non lo ha mai preso. Solo Burroughs e Genét sono i due veri contendenti per gli onori del mondo” (dichiarazione di Ginsberg in occasione della Nova Convention, dicembre 1978).
















































































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Padre Nostro William S. Burroughs

burroughs1.jpgdi Fernanda Pivano

Burroughs conosce bene la società borghese alla quale si è sottratto in modo così decisivo. E' figlio del famoso Burroughs progettista e produttore di macchine da calcolo e contabili, così passò un'infanzia felice, o per lo meno economicamente felice, a Saint Louis. La depressione intaccò la situazione economica della sua famiglia, ma non fino alla rovina; e infatti egli continuò regolarmente i suoi studi. Ancora per il decennio che seguì la depressione continuò a vivere inserito nella società; studiava seriamente poesia e etnologia, e all'università di Harvard si laureò in letteratura inglese con una tesi in antropologia. Nella scia di tanti espatriati americani andò a trascorrere un anno in Europa; ma nel 1936 si ritrovò in America, con un assegno mensile di centocinquanta dollari che gli veniva dall'eredità paterna e il peso di ventidue anni di angosce e di andirivieni psicilogici che né la rispettabilità della sua famiglia né l'ottimismo del New Deal americano né gli psicanalisti nascenti riuscirono a risolvere.

burroughs2b.jpgPoi la guerra, l'espulsione dai corsi di allievo ufficiale ma l'arruolamento nell'esercito, un attestato di schizofrenia e un certificato di esonero; e un po' di mestieri all'americana: disinfestatore, barista, poliziotto privato.
Poi la droga. Ma ancora un tentativo. Va nel Texas, fa una cura disintossicante a Lexington, si trasferisce a New Orleans e si sposa. Con la moglie e due figli si rifugia in Messico. E in Messico la catastrofe: drogato, nell'esercitarsi al tiro a segno uccide la moglie, più drogata di lui. Lotte furibonde per costringere i giudici messicani a punirlo come un assassino e a non tenere conto dei certificati medici; e l'esilio volontario, prima in Columbia e in Perù per sperimentare lo yage, la droga che produce poteri telepatici, e poi a Tangeri. Di lì, dopo quattro anni, Parigi. Per amica, la droga; per compagnia, i dolori del drogato
Nel 1944, alla Columbia University, incontra Allen Ginsberg, Jack Kerouac e la futura compagna, Joan Vollmer Adams, che sposerà nel 1946.
Hal Chase, Jack Kerouac, Allen Ginsberg e William Burroughs a New York. Più per curiosità che per necessità prese a fare il ricettatore, accostando così personaggi che attiravano il suo interesse di sociologo e di antropologo; e andò ad abitare nei pressi della Columbia University. Erano gli anni in cui a quella università studiavano Allen Ginsberg e Jack Kerouac. Burroughs, di parecchi anni più anziano, diventò il loro modello di vita.
In un mondo dove l'incomunicabilità era ormai la sola certezza, gli sbandati moderni cercarono un mezzo di superamento e di autoidentificazione nel jazz, o nell'estasi religiosa, o nella contemplazione filosofica.
E un giorno Burroughs indicò loro la droga.
burroughs2a.jpgLa droga era largamente usata dai compositori ed esecutori jazz; era usata specialmente la marijuana, ma per i futuri condannati a una morte crudele era già in agguato l'eroina, gradino di passaggio agli stupefacenti irrimediabili. (...) Ma quello che differenzia Burroughs da un letterato-malvivente alla Genét o dai comuni drogati è una strana capacità a restare sempre del tutto oggettivo di fronte alle sue esperienze.
Con una lucidità razionale forse ereditata dal padre e comunque inalterabile, Burroughs prese a consumare la droga come un medico può iniettarsi un bacillo per vederne i risultati.
Presto divenne un intenditore di droghe; quando si accorse, a Tangeri, che anziché uno studio la sua era diventata una malattia, andò a Londra a fare la cura disintossicante all'apomorfina, l'unica che guarisca dalla «necessità» della droga.
Liberato dal «bisogno», dalla malattia, le sue divennero vere e proprie esperienze mediche.
(da Introduzione a W.S. Burroughs, La scimmia sulla schiena, Rizzoli, 1962)














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