La spiritualità è quel particolare termine che indica il nostro approccio con l'intuizione. Nella tradizione teistica, è presente l'idea di rispettare determinate prescrizioni. Una certa azione è riprovevole secondo o principi divini, un'altra azione invece li soddisfa questi principi... e così via. Nella tradizione non teistica, invece, è chiaro che la storia degli eventi non è così importante, ciò che è davvero importante è "qui" ed è il "presente" (hic et nunc). Il presente è davvero "presente", cercando di fare esperienza su ciò che è a nostra disposizione sul posto, in quel momento, e non ha senso pensare a ciò che è esistito in passato e che avremmo potuto avere ora. Il "presente" è ora mentre state leggendo, in questo preciso istante, niente di mistico. Solo il "presente", molto semplice e diretto. Da questo attaccamento al presente tuttavia nasce una consapevolezza della propria intelligenza in quanto interagisci con la realtà, istante dopo istante, nel luogo in cui ti trovi. Costantemente. Proviamo una meravigliosa sensazione di "perfezione", sempre. Tuttavia ci sentiamo minacciati dal Presente, quindi ci spostiamo nel passato e nel futuro, prestando attenzione alle cose materiali che fanno parte della nostra vita, la vita così ricca che conduciamo. Facciamo continuamente molte scelte, ma nessuna di queste viene considerata giusta o sbagliata di per sè e tutte le volte che facciamo esperienza di qualcosa, avviene senza condizionamenti. Niente ci arriva con un'etichetta con sopra scritto " questo è considerato sbagliato" o "questo è giusto". Abbiamo l'esperienza di qualcosa, ma in verità non prestiamo la dovuta attenzione a ciò che ci succede, non consideriamo veramente che stiamo andando verso una direzione, ci sembra una scocciatura, attendiamo in qualche maniera di essere morti... Questo è il problema. Non facciamo davvero affidamento al Presente. In ciò che sperimentiamo nella realtà presente, possiamo trovare cose formidabili. Così formidabili che non riusciamo ad affrontarle. Perciò, siamo costretti a prendere in prestito dal passato e ad invitare il futuro, di continuo. E forse è per questo che cerchiamo nella religione. Forse è per questo che protestiamo nelle strade o nelle piazze. Forse è per questo che ci lamentiamo della nostra società. Forse è per questo che votiamo per i Presidenti. Tutto questo appare ironico... a dire il vero, molto bizzarro. Più inizi a porti delle domande su tutto ciò che crediamo di comprendere, su da dove veniamo, su ciò che pensiamo delle nostre azioni e più inizi a vedere che siamo stati ingannati...
Nel momento in cui sto rifiatando, dopo tre anni di lunghe tappe di un percorso di vita, che sembra arrivato alla fine di un nuovo inizio mi trovo di nuovo qui. Anni di apprendimento alla sottile arte del disimparare al conformarsi delle visioni comuni. Cosa quanto mai impervia ed irta di ostacoli e trabocchetti di varia natura umana, con il competere e la competizione che sembrano diventati uno dei tratti più distinguibili dell’agire umano. Pensando all’inutilità del tempo perso ad arrovellarsi sulla natura di alcuni comportamenti collettivi del gregge. Niente di tutto ciò, non ho mai voluto far parte del gregge di pensiero, ho frequentato sia la parrocchia che il partito come si diceva una volta, con certi valori anche positivi e chiusure mentali tipiche della cultura cattolico-comunista italiana, e non ci si deve sorprendere neanche più di tanto se siamo in questa situazione. Ma la cosa che in questi anni mi ha aiutato posso dire adesso, con più cognizione di causa, è l’esser stato “stare libero” e fare cose che agli altri posson esser sembrate sorprendenti. Libero da imposizioni, di stare in collettività come il “legno ‘torto” della situazione. Stanco però di cercare di dire quello che non puoi spiegare, se non si cambiano le visioni e le prospettive del nostro agire ristretto. Sennò tutto dopo un po' appare scontato e ristretto. Ma così è, se vi pare. Ma continuo a rivendicare il mio stare in disparte per poter vivere la normalità, la vita di tutti i giorni, di questi tempi mi sembra la miglior cosa che uno possa fare. Con l’unica consapevolezza di non voler tornare indietro e di non voler ritornare dove sono già stato. Take a stand. Frase dell'anno 2007: "Siete troppo scontati ...perchè non riuscite ad andare oltre!"